Felice Varini al Museo d’arte di Mendrisio ( Svizzera ): una mostra sorprendente
Presentata al Museo d'arte Mendrisio
la mostra dedicata a Felice Varini (Locarno, 1952), in corso dal 10 maggio all’11 ottobre 2026, la prima grande mostra monografica di ampio respiro mai realizzata in Svizzera e in ambito culturale italofono, segnando un momento di particolare rilievo nel riconoscimento istituzionale dell’artista ticinese, da decenni attivo sulla scena internazionale e oggi francese d’adozione, celebre per le opere pittoriche e spaziali da attraversare, in un gioco fra effimero e reale.
La mostra si sviluppa come un intervento totale, occupando tutti gli ambienti del museo: dal chiostro quattrocentesco, che accompagna il visitatore verso l’ingresso, fino alle sale espositive interne, concepite come tappe di un percorso unitario e immersivo. Ogni spazio, ogni sala, ogni ambiente architettonico accoglie un intervento specifico, pensato in relazione diretta con le caratteristiche strutturali, volumetriche e architettoniche dell’antico Complesso di San Giovanni, sede del museo.
Attraverso questo itinerario, il pubblico è invitato a ripercorrere l’intera carriera di Varini, dagli esordi alle ricerche più recenti. La selezione comprende opere storiche riattualizzate in funzione degli spazi del Museo d’arte Mendrisio e opere inedite, concepite appositamente per l’occasione.
Al centro del lavoro di Felice Varini si colloca da sempre un’indagine rigorosa sul fenomeno della percezione. Le sue opere si manifestano pienamente solo da un punto di vista privilegiato, per poi frammentarsi e dissolversi non appena lo spettatore si muove nello spazio. È proprio attraverso l’esperienza fisica del camminare, dell’esplorare, del cercare, che l’immagine si ricompone e si svela, trasformando la visione in un atto dinamico e consapevole.
Le forme geometriche di Varini – cerchi, linee, superfici piane – realizzate con colori puri e intensi, si distribuiscono su pareti, pavimenti, soffitti, finestre ed elementi architettonici preesistenti. L’artista riesce così a trascendere la complessità dello spazio, inglobando arredi, aperture, discontinuità e volumi in una composizione unitaria che, paradossalmente, esiste solo a partire dalla loro frammentazione. Pittura e architettura entrano in un rapporto di tensione e reciproca ridefinizione, mettendo in discussione i confini tradizionali del dipingere.

Veduta dell’allestimento al Museo d’arte Mendrisio, 2026
A completare il percorso, una ricca sezione documentaria, arricchita da un documentario realizzato appositamente per questa occasione espositiva, offre al pubblico strumenti preziosi per comprendere il metodo e il procedere artistico di Varini: disegni preparatori, fotografie e materiali d’archivio restituiscono la complessità del suo lavoro, rivelando il dialogo costante tra progetto, pittura e spazio.
La mostra si inserisce coerentemente nella programmazione recente del Museo d’arte Mendrisio, che negli ultimi anni ha posto particolare attenzione alla valorizzazione di artisti legati al territorio – come Cesare Lucchini (2023) e Gianfredo Camesi (2022) – e a figure che hanno saputo scardinare il concetto tradizionale di pittura, come Enrico Castellani (2024). Allo stesso tempo, il lavoro di Varini dialoga idealmente con la riflessione sulla percezione e sull’anamorfosi affrontata nella mostra dedicata a Markus Raetz (2025), ampliandola in una dimensione spaziale e architettonica.
Con questa monografica, il Museo d’arte Mendrisio offre l’occasione di potersi immergere completamente nell’opera di Felice Varini, nella sua straordinaria capacità di trasformare lo spazio in esperienza, invitando il visitatore a mettere in discussione ciò che vede e a vivere gli ambienti in cui si muove con occhi diversi.
L’artista
Felice Varini (Locarno, 1952) è tra i più importanti artisti contemporanei svizzeri, noto a livello internazionale per i suoi interventi pittorici realizzati nello spazio architettonico e urbano. Dal 1978 vive e lavora a Parigi, città che ha segnato una svolta decisiva nella sua carriera.
La sua ricerca si fonda sull’uso della prospettiva e della percezione visiva: dipinge forme geometriche essenziali – cerchi, ellissi, linee e poligoni – su superfici complesse come edifici, interni museali, paesaggi urbani o naturali. Le opere risultano pienamente leggibili solo da un punto di vista preciso; da altre angolazioni si frammentano e si confondono con l’ambiente, generando un’esperienza dinamica che rinnova la tradizione anamorfica in chiave contemporanea.
Il suo metodo è rigoroso e costante dagli anni Settanta: ogni progetto nasce in relazione alla specificità del luogo, instaurando un dialogo tra opera, architettura e spettatore e prevede l’uso di proiezioni per trasferire la forma sull’architettura, con una palette ridotta spesso limitata ai colori primari. Sin dagli anni Ottanta ha esposto in importanti istituzioni internazionali e realizzato interventi site-specific in Europa, Asia, Australia e Nord America, operando in contesti che spaziano dai musei alle piazze, fino a interi quartieri urbani. Tra i progetti più noti si ricordano interventi su larga scala come Cercles concentriques, excentriques alla Cittadella di Carcassonne (2018).
Nominato al Premio Marcel Duchamp (2000/2001), Varini ha all’attivo oltre 50 mostre personali e numerosi interventi in spazi pubblici in più di 20 città nel mondo. Il suo lavoro, caratterizzato da rigore formale e forte impatto visivo, ridefinisce la percezione dello spazio e invita a riflettere sul rapporto tra realtà, visione e punto di vista.
Il catalogo della mostra
Il catalogo bilingue (italiano/inglese) documenta con un’ampia campagna fotografica tutte le opere realizzate nei suggestivi ambienti del museo e comprende saggi di Barbara Paltenghi Malacrida, Paolo Bolpagni e Gianni Biondillo nonché apparati aggiornati. Distribuzione: Edizioni Casagrande.
Gli autori
Barbara Paltenghi Malacrida (Lugano, 1971). Storica dell’arte laureata all’Università di Pavia ha maturato una lunga esperienza nell’organizzazione di mostre e nella gestione di progetti culturali in ambito pubblico. Dal 1995 al 2005 è stata curatrice al Museo d’Arte Moderna di Lugano, contribuendo a importanti esposizioni monografiche dedicate, tra gli altri, a Munch, Modigliani, Kirchner, Chagall e Schiele. Successivamente ha operato come curatrice indipendente e collaborato con riviste specializzate. Fino al 2021 è stata collaboratrice scientifica e curatrice al Museo d’arte Mendrisio, dove ha coordinato mostre e pubblicazioni dedicate ad artisti quali Kirkeby, Amiet, Beckmann, Derain e Penck. Dal 2022 è Direttrice del Museo d’arte Mendrisio (di cui cura la programmazione espositiva e la valorizzazione della collezione) e del Dicastero Cultura della Città. Attenta al dialogo tra le arti, ha ideato progetti sinestetici e iniziative di musica, arte urbana e valorizzazione del territorio. È attualmente incaricata della candidatura congiunta di Lugano, Mendrisio e Locarno a Capitale Svizzera della Cultura 2030.
Paolo Bolpagni (Brescia, 1981). Storico dell’arte, dopo la maturità classica e la laurea in lettere, ha conseguito a Milano il dottorato di ricerca in Storia dell’arte contemporanea (2010), affiancando studi musicali di analisi, composizione e pianoforte. Dal 2016 è direttore della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti e, dal 2024, anche direttore generale della Fondazione Centro delle Arti Lucca. È stato direttore della Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce (2019–2023) e del Centro studi “Paolo VI” di Brescia. Autore di libri, cataloghi e saggi per editori internazionali, i suoi principali ambiti di ricerca riguardano i rapporti tra musica e arti visive, la museologia, l’astrattismo e l’arte europea tra Otto e Novecento. Curatore di oltre cento mostre in Italia e all’estero, collabora con importanti istituzioni museali. Dal 2016 dirige la rivista «Luk». Svolge attività divulgativa anche attraverso nuovi media. È vincitore del Premio Sulmona 2013.
Gianni Biondillo (Milano, 1966). Scrittore, architetto e saggista laureato in Architettura al Politecnico di Milano, ha affiancato all’attività progettuale una intensa produzione letteraria e critica. È autore di romanzi, racconti e saggi dedicati alla città contemporanea, all’architettura e al paesaggio urbano, con particolare attenzione a Milano. Con i suoi romanzi noir – tra cui quelli con protagonista l’ispettore Ferraro – ha rinnovato il genere poliziesco italiano, intrecciando indagine sociale e riflessione urbana. Collabora con riviste e quotidiani ed è stato curatore e consulente scientifico per progetti culturali e mostre legate all’architettura e alla città. La sua scrittura unisce rigore analitico e dimensione narrativa, esplorando i rapporti tra spazio, memoria e identità collettiva.

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