Atelier dei moderni alla Venaria Reale da ottobre 2026






 Dopo il successo del progetto dedicato a Fernand Léger, prosegue il programma La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia, il percorso di collaborazione internazionale che vede il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude impegnato nella costruzione di un dialogo stabile con alcune delle più prestigiose istituzioni culturali francesi. Presentato all’Ambasciata di Francia a settembre 2025 e nato come progetto di diplomazia culturale tra Italia e Francia, il programma conferma la vocazione della Reggia di Venaria – complesso monumentale alle porte di Torino, tra i siti culturali più visitati in Italia – quale luogo di produzione culturale e interlocutore internazionale capace di sviluppare collaborazioni scientifiche con i principali musei europei.

 
È all’interno di questo percorso che nasce Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon, a cura di Sylvie Ramond, la grande mostra realizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude in collaborazione con il Musée des Beaux-Arts di Lione, una delle più prestigiose istituzioni museali francesi, custode di una collezione che attraversa oltre duemila anni di storia dell’arte e che, per il Novecento, rappresenta uno dei più importanti nuclei pubblici europei.
 
L’esposizione è realizzata con la partecipazione di Manifesto Expo e MondoMostre.
Attraverso una sessantina di opere di Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï, Francis Bacon e molti altri protagonisti del Novecento, la mostra, allestita nelle Sale delle Arti della Reggia, propone una lettura originale della modernità analizzando diversi movimenti artistici e dando conto del sistema di connessioni e relazioni che li caratterizza.
 
Questa mostra illustra alcuni dei principali movimenti artistici sviluppatisi nel XX secolo e all’inizio del XXI. Il percorso espositivo offre ai visitatori una riflessione su un secolo ormai concluso, laboratorio per l’arte contemporanea, attraverso una selezione di opere che rivelano l’eterogeneità della collezione. Superando un’interpretazione lineare del XX secolo, la mostra presenta circa sessanta opere che hanno plasmato la collezione del Musée des Beaux-Arts di Lione: una eterogeneità in cui emergono gruppi, temi e affinità. Le quindici sezioni che strutturano la mostra alternano presentazioni monografiche e tematiche incentrate su diverse questioni chiave che consentono altrettante riletture del XX secolo. L’eredità di artisti (Edgard Degas, Paul Cézanne, Henri de Toulouse-Lautrec) che hanno aperto la strada alle opere di Suzanne Valadon, Emile Othon Friesz e Pablo Picasso; l’esplorazione del colore (attraverso Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Robert e Sonia Delaunay, Alexei von Jawlensky); la frammentazione e la distruzione dell’oggetto nell’opera di Georges Braque; il ritorno alla figurazione negli anni Venti e Trenta (Georges Rouault, Gino Severini); l’esplorazione dell’inconscio (Max Ernst, Wifredo Lam, Victor Brauner); i grandi maestri dopo il 1945 (Fernand Léger, Picasso, Henri Matisse); la non-figurazione (Jean Bazaine, Alfred Manessier); una figurazione che rompe con la tradizione occidentale e con i movimenti d’avanguardia nelle opere di Jean Dubuffet, i materiali e l’arte informale (Jean Fautrier, Antoni Tàpies), l’interazione tra nero e luce (Pierre Soulages, Anna-Eva Bergman), tra gesto e spazialità (Hans Hartung, Olivier Debré, Geneviève Asse), tra figura e animalità in Francis Bacon, nonché una nuova prospettiva su Matisse (Simon Hantaï, Shirley Jaffe).
 
Alcune delle opere esposte nella mostra (Braque, Raoul Dufy, Léonard-Thuguharu Foujita...) evocano direttamente l’atelier, uno spazio cardine, fulcro di creazione e sperimentazione, ma anche uno spazio intimo. Luogo immediato dell’artista al lavoro, può estenderne il gesto e l’opera fino a integrarsi con l’autore stesso in modo quasi organico.
Ma il tema dell’atelier indica qui anche uno spazio di dialogo e relazioni, di scambi e sguardi tra artisti. Le fotografie degli studi di artisti riprodotte lungo il percorso sono particolarmente eloquenti in tal senso. Se l’atelier appare presso alcuni maestri come un soggetto prediletto, è con Matisse che trova la sua espressione più mirabile.

Una parte significativa della produzione di Matisse è stata infatti dedicata a questo tema fino alle sue variazioni con l’ultima modella, Katia à la chemise jaune, nell’opera scelta come immagine della mostra.
 
Accanto al percorso espositivo, il tema dell’atelier si estende alle attività per ragazze e ragazzi attraverso un articolato programma di laboratori e percorsi educativi che prende ispirazione dall’atelier stesso: nell’ambito degli spazi della mostra è infatti prevista un’area didattica innovativa dedicata, dove sarà possibile sentirsi parte dell’atelier creando, scoprendo e sperimentando diverse dinamiche e situazioni, cimentandosi nella figura degli artisti.
 
Ogni opera diventa testimonianza di un dialogo, ogni artista eredita, trasforma e rilancia intuizioni precedenti, dimostrando come la modernità sia il risultato di una continua costruzione collettiva.
 
Realizzata grazie alla collaborazione con il Musée des Beaux-Arts di Lione, la mostra offre al pubblico italiano l’occasione di ammirare un nucleo di opere raramente concesse in prestito e conferma il ruolo della Reggia di Venaria quale luogo di incontro tra le grandi istituzioni museali europee, capace di promuovere progetti scientifici fondati sulla ricerca, sul dialogo internazionale e sulla valorizzazione del patrimonio culturale condiviso.

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