San Sebastiano iconografia e semiotica dall’antichità ad oggi. Il nuovo libro di Giovanni Manetti

 Uno dei libri di arte più interessanti uscito in questi ultimi mesi è quello scritto dal Professor Giovanni Manetti ed edito da Carocci su San Sebastiano. Il sottotitolo spiega bene il cardine principale dell’analisi di cui si occupa: Iconografia e semiotica dall’antichità ad oggi. Perché se è vero che l’immagine che ci viene immediatamente in mente del santo è quella celeberrima del suo martirio col corpo trafitto dalle frecce, in realtà la sua rappresentazione non è mai stata univoca, al punto che se ne possono individuare ben 4. Lo splendido saggio del Professor Manetti, onorario di semiotica, già docente alle Università di Bologna e Siena,  ci guida alla ricerca dei modelli con cui Sebastiano, protettore dalla peste e dalle epidemie, insieme ad altri santi, dalla tarda antichità fino ai giorni nostri ha mutato la sua rappresentazione nel corso dei secoli. La prima e più sorprendente, distante anni luce da quella “ classica “ è di un anziano canuto con la barba bianca  e una lunga tunica, cristianizzazione della figura del filosofo, oppure un comandante militare. In questo caso si tratterebbe di un padre protettivo e affidabile. A cavallo tra XIV e XV secolo compare il secondo modello iconografico, che in base alle rappresentazioni tipiche dell’epoca feudale si trasforma in un cavaliere nel pieno della sua giovinezza. Gli artisti insistono sulla fastosità e la ricchezza dell’abbigliamento a dimostrarne l’ascendenza nobile. Subito dopo si fa strada il Sebastiano così come lo conosciamo, trafitto dalle frecce su ordine dell’imperatore Diocleziano, in alcuni casi divenendo quasi un riccio ricoperto di aculei. È il momento in cui diviene protettore contro la peste grazie a un sincretismo in cui vengono rielaborati i modelli legati alla rinascita del classicismo, di Adone, per quanto riguarda l’avvenenza  e Apollo, arciere ma soprattutto Dio della medicina attraverso suo figlio Asclepio, divenendo così protettore contro la morte nera. La quarta fase coincide col Concilio di Trento e la controriforma. Il santo non solo viene visto in posizione sdraiata e non legato a un albero coperto di frecce, ma a seguito del martirio, viene introdotta una figura femminile, quella di Irene, matrona romana di fede cristiana che trovandolo vivo, lo cura e lo guarisce, salvo poi caparbiamente ripresentarsi davanti a Diocleziano, il quale lo farà uccidere a bastonate. A partire dal XX secolo ritorna in auge la rappresentazione a noi più consona divenendo una vera e propria icona sia nelle pubblicità di moda che come estetizzante riferimento per la comunità gay, basti pensare al film di Derek Jarman. Attraverso questo suo mutare nel corso dei secoli e l’affermazione dell’ immagine a noi più nota diventa un meme diffusissimo a livello globale. Un testo di grande profondità, con un eccellente apparato iconografico, ma anche di facile lettura. Assolutamente da leggere e non solo per gli addetti ai lavori.


Commenti

Post popolari in questo blog

Grandi numeri per la Pinacoteca Ambrosiana di Milano

In AIS Milano i vini di Grecia e Cipro

Zandomeneghi e Degas a febbraio a Palazzo Roverella di Rovigo