Arte criminale, il libro di Vania Colasanti e Sergio Rossi sulle vite al limite dei grandi maestri
Le arti e l’esistenza spesso non vanno di pari passo. Sublimi creazioni nella letteratura, musica e arti figurative in realtà furono creati da geni che hanno vissuto in modo sregolato e talvolta ben oltre il lecito. Grandi capolavori sono stati concepiti da chi ha vissuto e teorizzato pensieri scandalosi e financo terribili. Celine, Wagner e Caravaggio sono lì a dimostrarlo. Il libro, molto ben scritto dalla giornalista, scrittrice e autrice RAI Vania Colasanti e da Sergio Rossi, docente di Storia dell’Arte alla Sapienza di Roma, si focalizza su questo settore, prendendo in esame grandissimi artisti universalmente riconosciuti come tra i più importanti e ne analizza le loro “ nefandezze “. Il sottotitolo del volume è appunto, Vite spericolate tra genio, Eros e follia e il campionario come si può vedere è decisamente vario. Seguendo l’ordine cronologico, il testo parte da Filippo Lippi, autore di alcune delle più sublimi madonne del 400, che arrivò, da religioso, a rapire una consorella e concependo con lei due figli, uno dei quali l’altrettanto celeberrimo pittore Filippino Lippi. Specializzato nell’adescare giovani fanciulle costrette dai genitori alla vita monacale, ne ritrasse anche alcune nelle vesti della Madre di Gesù, suscitando non poco scandalo. Guidati dalla fonte principale sugli artisti degli albori, il grande Giorgio Vasari e le sue Vite, si passa dalla misteriosa morte del giovane Raffaello, che da sempre alimenta dubbi su cosa gli sia realmente successo, mentre era all’apice della fama, con Roma e il papato ai suoi piedi, a Benvenuto Cellini, un vero attaccabrighe come lo fu successivamente Caravaggio, per giungere alla più celebre delle rivalità il duopolio Bernini e Borromini, anche loro figli del loro tempo violento. Così come lo stupratore di Artemisia Gentileschi, il collega Agostino Tassi, protagonisti di un processo particolarmente “ moderno “ per come si svolse il dibattito e l’esito positivo per la vittima. Con un salto di alcuni secoli si passa ai maudit, artisti che hanno cambiato la storia dell’arte, ma che dal loro disagio seppero trarre linfa per i loro capolavori. Van Gogh, la cui esistenza tribolata lo portò a togliersi la vita dopo ripetuti ricoveri in ospedali psichiatrici, Modigliani e la compagna Jeanne Hèbuterne, che non seppe resistere al dolore della sua dipartita gettandosi dal balcone incinta, Munch il cui celebre Grido sta a dimostrare le sue inquietudini. Un quadro talmente celebre da essere diventato un emoticon. Il volume si conclude con la tragica fine di Jackson Pollock, il creatore dell’action painting, deceduto in un incidente d’auto dovuto al suo alcolismo. La lettura scorre in modo appassionante, anche grazie al modo di scrivere della Colasanti, già autrice di Storie maledette che sa da par suo come raccontare. Emerge tutta la dicotomia tra la stessa mano che realizza opere sublimi e che può uccidere. Alla fine resta la voglia di sapere di altri artisti anche loro a cavallo genio e follia, come Pelizza da Volpedo, Haring o Basquiat. Un libro davvero consigliato a tutti.

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