Mercanteinfiera autunno un mondo di menu

 

Naufragi, matrimoni reali e rivoluzioni: settanta menù raccontano la grande storia a Mercanteinfiera

 

 

Dal pranzo per il ritorno di Umberto Nobile dal Polo Nord, con una lista di piatti a km zero ante litteram, al monumentale menù lungo un metro per l'incoronazione di Nicola II passando da Carlo e Diana, Kate e William e uno degli ultimi menu del Titanic prima del disastro.

 

A Mercanteinfiera Autunno (Fiere di Parma 3-11 ottobre) la mostra collaterale "Un mondo di menù", curata da Garum, Biblioteca e Museo della Cucina insieme a Menu Associati.

Parma, 30 settembre 2026 - Un libretto rilegato con un nastro rosso e bianco, la fotografia della coppia in copertina. È il menù del pranzo offerto a Carlo e Diana alla Guildhall di Londra il 5 novembre 1981, tre mesi dopo il "matrimonio del secolo": lo stesso giorno in cui, appena due ore prima, viene annunciata al mondo la prima gravidanza della principessa del Galles. Dentro un cartoncino stampato per un solo pranzo, la cronaca di una giornata che la famiglia reale britannica non avrebbe dimenticato. Un semplice foglio di carta che racconta la storia: è l'idea alla base di "Un mondo di menù", in arrivo a Mercanteinfiera a Fiere di Parma dal 3 all'11 ottobre, tra i principali appuntamenti internazionali dedicati all'antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo.

La mostra è curata da Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi per Garum, Biblioteca e Museo della Cucina & Menu Associati, la più grande associazione mondiale di collezionisti di menù e la più attiva nello studio, nella promozione e nella valorizzazione di questo documento storico. Riunisce circa settanta pezzi scelti tra i quattrocento originali della collezione, appartenenti alle principali collezioni private e pubbliche, dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, fino a testimonianze contemporanee come il pranzo offerto da Casa Artusi al presidente Napolitano il 7 gennaio 2011 o quello legato al viaggio di Papa Francesco a Cuba per l'incontro con il patriarca Kirill. Ad accompagnare la mostra il catalogo "Un mondo di menù. Storia, grafica e gastronomia nei menù d'epoca" con prefazione del professor Alberto Capatti, vincitore dei Gourmand World Cookbook Awards 2025.

Tra i protagonisti anche Barilla, con Academia Barilla e la sua collezione storica di menu, patrimonio che testimonia l’evoluzione della cultura gastronomica e della società attraverso le diverse epoche. La mostra “Un mondo di menù” offre la possibilità ai visitatori di ammirare una selezione di alcuni tra gli esemplari più rari della raccolta, in un primo percorso nella storia della tavola attraverso documenti e oggetti di particolare valore storico.

"Un menù è un documento storico a tutti gli effetti. Nasce per accompagnare un pranzo, ma può raccontare molto più del cibo: restituisce il contesto sociale, politico e culturale di un'epoca. Un foglio destinato a durare poche ore può attraversare i secoli e diventare una fonte preziosa per leggere la storia. Il progetto nasce per dare al menù una dignità storica, oltre che di testimone della gastronomia: un documento politico, sociale, linguistico, diplomatico, a volte persino geopolitico. A volte il modo migliore per comprendere un'epoca non è osservare il campo di battaglia o la sala del potere, ma leggere ciò che veniva servito a tavola mentre il mondo stava cambiando", spiega Matteo Ghirighini.

Ad accompagnare i settanta pezzi, una sezione didattica dedicata alle prime edizioni di testi antichi legati alla nascita del menù come oggetto. Vi figura il più antico menù privato conosciuto: il pranzo offerto da Sir H. Williamson nella propria abitazione londinese di Dover Street, il 16 marzo 1803. Al suo fianco, uno dei documenti legati alle celebrazioni dello Statuto Albertino: il pranzo alla russa da cinquanta coperti offerto dal corpo decurionale della città di Torino il 1° marzo 1848.

Ci sono poi i menù che fissano l'attimo appena prima che la storia prenda una direzione diversa. Come uno degli ultimi menu del Titanic, servito poche ore prima del naufragio,  il 14 aprile 1912, che restituisce il livello raggiunto dalla ristorazione di bordo: nella cucina principale lavoravano circa cento persone tra cuochi e addetti, capaci di preparare fino a seimila piatti al giorno tra passeggeri ed equipaggio. Lo chef di bordo, Charles Proctor, era il dipendente più pagato della nave dopo il comandante Edward Smith. Quel cartoncino non racconta il naufragio: racconta l'ultimo momento di normalità di una nave che si credeva inaffondabile. Un altro documento fissa lo stesso tipo di momento: il monumentale menù dell'incoronazione di Nicola II, celebrata a Mosca il 26 maggio 1896. Lungo quasi un metro, disegnato dal pittore Viktor Vasnecov e posto in tavola per ciascuno dei settemila commensali, mette in scena con calligrafia e simboli antichi la continuità millenaria dell'Impero russo. Un impero che, mentre celebra sé stesso come eterno, sta per attraversare la Rivoluzione che lo cancellerà.

Non tutti i menù in mostra registrano la quiete prima della tempesta: alcuni la tempesta la attraversano. Il menù allestito a Parigi nei primi giorni del 1871, mentre la città è ancora sotto l'assedio delle truppe prussiane, riporta in cornice i prezzi delle derrate del momento: cani e topi compresi. Con i rifornimenti interrotti e il razionamento a pieno regime, i parigini sono ridotti a cento grammi di carne al giorno, intendendo per carne soprattutto cavallo e pesce salato; quando anche queste risorse scarseggiano, alcuni dei pochi ristoranti ancora aperti si rivolgono agli animali dello zoo cittadino, cucinati secondo le regole dell'alta cucina francese.

Il menù del banchetto organizzato a Londra il 21 aprile 1864 in onore di Giuseppe Garibaldi racconta il momento in cui l'eroe dei Due Mondi diventa simbolo internazionale. Ad attenderlo nella capitale britannica sono circa mezzo milione di persone; il sindaco di Londra gli conferisce la cittadinanza onoraria, mentre persino il futuro Edoardo VII si reca in segreto a salutarlo. Alla regina Vittoria, che faticava a comprendere un entusiasmo tanto travolgente, Benjamin Disraeli rispose: "Quello, Maestà, è oggi l'individuo più potente del mondo perché si riconosce in lui l'assoluta purezza. Egli è ciò che dice e dice ciò che fa senza contraddizioni e debolezze."

Politico e letterario insieme è il foglio manoscritto con la dedica autografa di Gabriele D'Annunzio all'VIII Battaglione Bersaglieri ciclisti, datato Fiume, 18 ottobre 1919: la firma del Vate trasforma un semplice supporto d'uso in testimonianza dell'impresa fiumana.
C'è infine chi torna, e il menù ne celebra il ritorno. Il pranzo offerto a Calcinato, presso l'azienda agricola Il Brolo, il 4 settembre 1926, festeggia
Umberto Nobile e l'equipaggio del dirigibile Norge, reduci dal primo sorvolo accertato del Polo Nord: sul cartoncino restano le firme di tutti i convitati e la disposizione dei posti a tavola, che riserva un posto anche a Titina, la cagnolina di Nobile. La lista dei piatti, tutta di prodotti del territorio bresciano, segue una logica di filiera corta ante litteram.

Tra i menù legati alle famiglie reali europee figurano quelli dei matrimoni di Casa Savoia e quelli di Carlo e Diana e William e Kate. Sono anche questi documenti che raccontano un'evoluzione: fino al 1911, i menù ufficiali di Casa Savoia erano scritti in francese, allora lingua internazionale della gastronomia e dell'alta società europea. Fu un editto di Vittorio Emanuele III a imporre l'abbandono del francese nei menù ufficiali del Regno, anche se il cambiamento fu meno immediato di quanto si possa immaginare: la regina madre continuò a far redigere i propri menù in francese fino alla fine della sua vita. Solo a partire dagli anni Venti, tra crisi economiche, guerra e autarchia, nei menù italiani comincia ad affermarsi quella cucina che oggi riconosciamo come nazionale.

Chiude la selezione il menù del primo pranzo ufficiale offerto a Michail Gorbaciov dal presidente Cossiga, il giorno dopo la caduta del Muro di Berlino: un ordine mondiale che finisce, fissato sul cartoncino di un pranzo di Stato.

“I menù sono oggetti nati per esaurire la propria funzione nell'arco di poche ore. Il collezionismo li sottrae a questa apparente precarietà e permette loro di continuare a parlare. Sulla stessa pagina convivono il gusto di un'epoca, le gerarchie sociali, il linguaggio del potere, le relazioni diplomatiche e persino le trasformazioni di un'identità nazionale. Un mondo di menù mostra bene come la storia non si depositi soltanto nei grandi monumenti o nei documenti ufficiali, ma anche negli oggetti più fragili della vita quotidiana. Mercanteinfiera è il luogo in cui queste tracce disperse tornano a comporre una geografia del tempo e a offrirci nuovi strumenti per leggere il presente”, dichiara Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera.

LE ALTRE MOSTRE COLLATERALI

"Un mondo di menù" fa parte del programma delle mostre collaterali della 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno, che comprende anche "Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi", a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio, dedicata agli strumenti musicali extraeuropei raccolti dal collezionista bresciano; "Ricami di storia: il fazzoletto tra moda, memoria e galateo", a cura di Ilaria Dazzi e Simona Palo, che ripercorre tre secoli di cultura materiale attraverso fazzoletti da sposa, nobiliari e della Grande Guerra; e "Pronto chi parla? L'evoluzione della telefonia pubblica italiana", a cura del Museo della Telefonia Pubblica di Leonmario Moretti, dedicata alle cabine telefoniche .

VINTAGE PHOTO PARMA

Debutta inoltre in questa edizione Vintage Photo Parma, in programma il 3 e 4 ottobre, nuova sezione curata in collaborazione con Fabio Castelli e dedicata alla fotografia vernacolare, anonima e vintage. L'edizione autunnale propone inoltre la sezione speciale dedicata a libri e manifesti vintage, in collaborazione con Luca Cena.

Dal 7 al 9 ottobre 2026, in contemporanea con Mercanteinfiera Autunno, a Parma va in scena Greenitaly, Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio. Greenitaly è molto più di un evento di settore: è un hub scientifico e culturale del verde in tutte le sue declinazioni, dove l'eccellenza florovivaistica incontra l'architettura, la ricerca e l'arredo per l'outdoor. All'interno della location PalaVerdi, si apre un percorso botanico tra aree espositive, aree tematiche e conferenze con esperti, la manifestazione celebra infatti la natura come elemento strategico per disegnare il futuro del paesaggio. Un incontro che trasforma il quartiere fieristico di Parma nell'epicentro autunnale della riqualificazione e del design paesaggistico internazionale.








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