Di piante fuori (dai) luoghi Feral numero 5 la bevanda botanica ideale per il rito del Dry January
Di Piante fuori (dai) luoghi.
“Che valore hanno le cose scartate?”
Prima di iniziare a lavorare alla quinta ricetta, era un po’ di tempo che pensavamo ai massimi sistemi. Su alcuni di questi ci siamo incantati: “Cosa significa ordine? Cosa significa fuori-luogo? Chi ha deciso cosa lo è o non lo è?” E come sempre succede in casa Feral, quando le domande si trasformano in ossessioni filosofiche, rischiano di diventare fermentazioni. Non di barbabietola come le altre nostre ricette, ma di qualcosa spesso sottovalutato e solitamente calpestato: di piante infestanti.
Solitamente si strappano via a mani nude, crescono dove non devono, nessuno invita ma si presentano lo stesso. Ed ecco perché abbiamo deciso di accoglierle: le infestanti ci piacciono perché non chiedono il permesso. Crescono dove vogliono, quando vogliono.
Sono considerate un problema, ma in realtà sono le prime a presentarsi quando un territorio ha bisogno di ripartire. Sono disordinate, sì — ma non è anche questo l’essere libere?
Chi ha deciso che l’estetica dell’equilibrio vale più di quella del caos? L’equilibrio richiede disciplina, regole, confini.Gli ortaggi classici in questo sono dei capostipiti. Ma le piante spontanee, che fine fanno?
Un nuovo ordine.
Abbiamo preso sul serio le piante infestanti. Nomadi, senza una casa ma ovunque a casa loro. Alla storia sulla residenza abbiamo preferito quella sulla resistenza.
Una ricetta FuoriLuogo.
Feral numero 5 è un rosé con fermentazione ancestrale, ma è anche una bevanda botanica fermentata 0% alcol. Dietro tutto questo c’è un’idea che confina tra il punk e la filosofia. Che poi, chi ha deciso che non si appartengono?
Volevamo un gesto di inclusione radicale fuori e dentro la bottiglia: per le persone che non bevono alcol, per lepiante che nessuno guarda, per i territori abbandonati che trovano una seconda vita in un sorso. Un abbinamento gastronomico da esplorare, con una spina dorsale acida, vegetale e luminosa, che tiene testa a piatti di struttura ma ti accompagna bene anche in un picnic urbano con due olive e una focaccia.
Le infestanti nascono libere. E noi vogliamo bere anche quello: la loro libertà.
Questa è una ricetta che non si comporta in modo ordinario. Non segue il file excel, non segue la moda. Non indossa le Salomon in Piazza Gae Aulenti, non pretende l’ape solo sui rooftop o nei club privati. Non è pensata per tutti, ma per chi è curioso abbastanza da assaggiare qualcosa di vivo, fertile, anche se scartato dalla società.
È il nostro modo per continuare a porci un sacco di domande. Alcune le lasciamo aperte, altre sono finite fermentate.
E se avete voglia di scoprire cosa può succedere quando, tra le montagne del Trentino, un giovane gruppo di testardi decide di lavorare con le erbacce, siamo qui. Con la bottiglia numero cinque. Pronti a raccontarvi tutto.



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