Divagazioni e delizie Oscar Wilde dal 13 al 18 gennaio al Teatro Menotti

DIVAGAZIONI E DELIZIE
PARIGI, 28 NOV. 1899. UNA SERATA CON SEBASTIAN MELMOTH (OSCAR WILDE)
DANIELE PECCI

Di John Gay


Traduzione e regia Daniele Pecci 
Regista assistente Raffaele Latagliata
Con Daniele Pecci
“Il macchinista” Alessandro Sevi 
Costumi Alessandro Lai 
Musiche originali Patrizio Maria D’Artista 

Produzione Teatro Stabile d’AbruzzoShakespeare & Co.Teatro Maria Caniglia

Dal 13 al 18 gennaio, il Teatro Menotti ospita in prima milanese Divagazioni e Delizie, lo spettacolo di Daniele Pecci che riporta in scena l’ultima, intensa stagione di vita di Oscar Wilde.

"Divagazioni e Delizie" è il testo teatrale di John Gay, autore statunitense recentemente scomparso. È formato totalmente da scritti di Oscar Wilde, siano essi romanzi, brevi racconti, commedie, saggi, lettere o semplicemente aforismi. La bravura dell’autore è stata quella di inventare il presupposto per cui Wilde, nell’ultimo anno della sua vita (1899), uscito dal carcere ed esule in Francia, stanco, grasso, malato e completamente in bancarotta, per cercare di tirare avanti, affitti piccole sale teatrali per dar spettacolo di sé, presentandosi al pubblico parigino come il ‘mostro’, ‘lo scandalo vivente’. 

Una sorta di conferenza autobiografica, a tratti interrotta da piccoli colpi di scena, happenings e contrasti con i due inservienti/macchinisti del teatro. Seppur velata da una costante malinconia e da un sarcasmo feroce, la prima parte del testo scivola via fra vecchi ricordi, aneddoti, e racconti spesso molto divertenti. La seconda parte invece, attinge a piene mani da quel doloroso e terribile atto d’accusa che è il De Profundis. Il fatale amore per Lord Alfred Douglas, il processo, il carcere, gli ultimi anni esule tra la Francia e Napoli, la malattia e il presagio della morte ormai imminente. 

Scritto negli anni ’70 e interpretato con enorme successo a Broadway e poi in tutto il mondo da Vincent Price, in Italia è famoso per una fortunata edizione di Romolo Valli del 1978 per la regia di Giorgio De Lullo. Daniele Pecci ne fa, oggi, uno spettacolo straordinario, poetico, ironico, pieno di bellezza e malinconia, una prova d'attore indimenticabile.


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