Georgia, alle origini del vino: una degustazione attraverso la storia della vite
Pochi giorni fa, presso il ristorante romano Li Somari di Milano, guidati dal sommelier ed enologo Paolo Porfidio,si è tenuto un vero e proprio viaggio con la macchina del tempo, attraverso i millenni, fino ad arrivare nel luogo dove è iniziata la coltivazione della vite. La culla di ciò è la Georgia, nazione geograficamente situata nel Caucaso, tra il Mar Nero e il Mar Caspio. Territorio prevalentemente montuoso con una pianura che lambisce una parte del Mar Nero. Pur essendo un paese poco più grande della Lombardia, la sua particolare posizione geografica ne permette ben cinque climi differenti. I primi insediamenti umani in Georgia datano dal 6000 al 4000 ac nella zona della cultura Shulaveri Shomu Tepe dove le viti crescevano spontaneamente. Nel periodo tra il 4000 e il 2000 ac i primi segni di coltivazione coincidenti con la diffusione della cultura Mtkvari Araks. La diffusione cresce tra il 2000 e il 1500 ac durante la cultura Trialeti con esemplari tuttora intatti di tralci di vite d’oro e d’argento. Tra il 1300 e il 700 ac la cultura Colchica da un impulso notevole alla vinificazione grazie alla creazione di colonie greche, come attestano Erodoto e Strabone parlando di “ vino frizzante e dolce come il miele “. Alla diffusione del cristianesimo dal 300 al 1800 dc si sviluppano gli insegnamenti di Santa Cristiana ( Nino ) originaria della Cappadocia e legata a San Giorgio, giunta a Mtskheta, capitale della Georgia. Di questo iniziale periodo legato all’arrivo della santa è quella croce a tralci di vite simbolo della chiesa ortodossa. Si creano così i tipici termini come Marani ( cantine ), Kvevri ( i famosi recipienti di argilla per la fermentazione e la vinificazione ), Satsanakheli ( strumenti per pigiare l’uva ). Dal 1800 il paese entra a far parte dell’impero russo con conseguente sviluppo di nuove cantine e grande impulso al settore. Nel ventesimo e ventunesimo secolo il crollo dell’unione sovietica e la proclamazione di indipendenza della Georgia hanno influenzato la viticoltura profondamente. Il paese è un vero e proprio giacimento di biodiversità contando fino a 500 varietà di uve poi ridottesi ad un numero meno corposo ma comunque consistente. L’attestazione di quanto sia antica la produzione di vino ci viene da un sito della regione di Kvemo Kartli in cui in un villaggio neolitico di 8000 anni fa dei resti di vasellame contenevano residui di vino. La maggior parte dei vigneti è situata tra 700 e 800 metri, la superficie citata è di 40000 ettari con una una buona metà dei 31 vitigni locali ( solo 6 gli internazionali) è appannaggio dellla zona di Kakheti, seguito da Imereti, Kartli, Racha Lechkumi e in minor misura da Samegrelo, Guria, Adjara, Abkhazeti.
Come avviene la vinificazione
L’uva pigiata insieme a tutte le vinacce, viene posta a fermentare per almeno dieci giorni in contenitori di terracotta chiamati kvevri, interrati per avere una temperatura costante a venti gradi. Follature giornaliere rimescolano il cappello di vinacce fino a quando ha inizio la fermentazione malolattica a recipiente parzialmente coperto. Terminata l’attività microbica il contenitore è sigillato ermeticamente e seppellito sotto uno strato di sabbia o terra, completando l’affinamento del vino sulle fecce. Dopo alcuni mesi si travasa il liquido limpido e si trasferisce in un kvevri interrato e sigillato situato all’interno di cantine in pietra dette marani dove potrà riposare mesi o addirittura anni, in quanto permette a questi vini una straordinaria longevità. Nell’Imereti viene usata solo una parte minima delle bucce e le anfore, grazie al clima più mite possono rimanere interrate anche a cielo aperto. Il segreto dell’argilla di cui sono fatte le anfore è la ricchezza di argento. Hanno una capacità di mille litri e sono cotte a 950 gradi per tre giorni e tre notti. Devono durare nel tempo, infatti se ne usano ancora alcune che hanno 250 anni. Gli otto vitigni principali sono quattro a bacca bianca ( Rkatsiteli, Mtsvane, Kisi, Tsolikouri ) e quattro a bacca rossa ( Saperavi, Alexsandrouli, Ojaleshi, Mujuretuli ).
La degustazione
I vini fanno parte della selezione di L’Anfora una realtà fondata dai signori Piergiorgio e Tamara che selezionano i piccoli produttori più vocati delle migliori zone di produzione del paese. Alla presenza della Console della Georgia, signora Natalia Kordzaia sono stati degustati quattro bianchi, la vera sorpresa della giornata, con sentori di miele, frutta candita e agrumi e cinque rossi speziati ed erbacei. L’elenco è questo:
Cantina Gvini, Rkatsiteli 2021 ( 2 anni di anfora e 3 di barrique )
Cantina Marbano Mtsvane 2020 ( anfora )
Cantina Marbano Rkatsiteli 2019 ( 3 anni di anfora macerato su bucce e raspi)
Cantina Kardanakhi Estate ( blend con 2 anni di anfora )
Di Two Sommelier Saperavi 2021( anfora )
Cantina Marbano Saperavi 2021 Bolnisi
Villa Mosavali 2019 ( 4 anni di anfora )
Cantina Marbano Saperavi riserva 2021
Per chiudere una verticale di Saperavi Chateau Svanidze ( anfora e barrique) 2020/2017/2013
Un vero evento che ci ha permesso di degustare autentiche rarità portandoci nella capsula del tempo dove tutto ebbe inizio.










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