Grandi mostre: Van Dick a Genova

 Inaugura il 19 marzo al Palazzo Ducale di Genova Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra, la più grande mostra del nostro secolo dedicata alla straordinaria opera di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. 

 

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, la mostra ripercorre l’intero arco della carriera di un artista di talento eccezionale. Il percorso si sviluppa come il viaggio intrapreso da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato ben sei anni. La sua è una carriera di incredibile successo, che lo porta a essere il ritrattista più rinomato d’Europa, stroncata dalla morte prematura, a soli 42 anni.

 

Van Dyck fu un pittore europeo, nel senso letterale del termine: a Palazzo Ducale saranno esposte opere dell’importante periodo italiano tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera e nei suoi vari spostamenti. La parabola artistica del pittore corre sul filo della storia anche economica e politica dell’Europa. 

 

Van Dyck fu un genio, in grado di scavalcare i secoli e incontrare il gusto, per contenuti e tecnica pittorica, di diversi contesti sociali e di molte epoche storiche.  L’artista riuscì a mettere a sistema una serie di soluzioni e di sensibilità provenienti da vari ambienti e, nello stesso tempo, a tradurle in formule innovative.

 

L’eccezionalità della mostra si deve al numero davvero straordinario di opere di Van Dyck (60 in dieci sezioni tematiche), concesse in prestito dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui ilLouvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Reali di Torino, la Galleria Nazionale di Parma oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum.

 

Il percorso espositivo non segue una rigorosa sequenza cronologica: le opere, distribuite nelle dodici sale, sono accostate per temi e ambiti della sua attività, così da stimolare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane nella terra d’origine, quella del periodo italiano e quella della maturità inglese. Il confronto coinvolge anche opere con soggetti analoghi: sarà infatti possibile, ad esempio, accostare il ritratto di una dama genovese a quello di una dama di Anversa o di Bruxelles e a quello di una dama inglese. Ritratti realizzati in momenti diversi, ma soprattutto per committenze caratterizzate da sensibilità e gusti profondamente differenti. Emergerà così con chiarezza la straordinaria capacità di Van Dyck di sintonizzarsi con gli ambienti in cui operò, mettendo in luce al tempo stesso il confronto estetico e tematico tra richieste di committenze sempre diverse. Un percorso che testimonia come la sua arte abbia saputo adattarsi, maturare e conquistare il favore di tutti, allora come oggi.

 

Non ci sarà, però, soltanto il Van Dyck ritrattista, attività che lo ha reso celebre e che certo verrà rappresentata con opere di ogni stagione della sua attività, da Anversa, all’Italia, all’Inghilterra. Il visitatore scopriràforse per la prima volta, il Van Dyck delle opere sacre: un mix di teatro e pathos, religione e sentimento. Forse il capitolo meno conosciuto e meno studiato della sua arte e soprattutto quasi mai presentato in Italia con un numero di opere così consistente: tra le opere che giungono a Palazzo Ducale il Matrimonio mistico di Santa Caterina proveniente dal Prado di Madrid, o lo splendido San Sebastiano della National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni straordinari inediti, come l’Ecce Homo di collezione privata europea. E inoltre, eccezionalmente staccata dall’altare della piccola chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) per essere finalmente ammirata da un pubblico internazionale, sarà esposta a Palazzo Ducale, a conclusione della mostra, l’unica pala a destinazione pubblica che Van Dyck esegue per la Liguria: una monumentale Crocifissione di grande intensità.

 

Ad accogliere i visitatori all’inizio del percorso è invece uno degli highlight della mostra: il primo autoritratto conosciuto del pittore, eseguito quando Van Dyck era ragazzino, all’incirca quindicenne. L’opera è in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Vienna e permetterà di comprendere sin da subito la genialità dell’artista.

 

Tra gli altri prestiti eccezionali, il Ritratto di Carlo V a cavallo dagli Uffizi di Firenze, il ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo dalla National Gallery di Londra, ilSansone e Dalila della Dulwich Picture Gallery di Londra. Dal Louvre arriva il Ritratto dei Principi Palatini, mentre di grande impatto sono un eccezionale e modernissimo studio per la figura di San Gerolamo con un vecchio dipinto a grandezza naturale della Phoebus Foundation e Le tre età dell’uomo come Vanitas conservato al Museo civico di Palazzo Chiericati di Vicenza.

 

Genova con le sue collezioni civiche avrà un ruolo rilevante nell’accogliere i tanti visitatori da fuori città, ma anche i genovesi, grazie a un percorso di valorizzazione dei dipinti di Van Dyck e dei suoi contemporanei nordici allestiti nei meravigliosi spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso e Palazzo Bianco) e dei Musei Nazionali di Genova Palazzo Reale, Palazzo Spinola). L’incanto e lo stupore della mostra di Palazzo Ducale potranno proseguire infatti grazie alla segnalazione di itinerari a Genova, città dove Van Dyck risiedette a lungo e dove ha lasciato segni tangibili della sua presenza.

 

La mostra è stata preceduta da anni di ricerche da parte delle curatrici e di un prestigioso gruppo di studiosi internazionali, così da presentare un lavoro critico corale firmato dai maggiori e più aggiornati specialisti dell’artista. Il catalogo è edito da Allemandi (in Italia) e avrà una edizione inglese a cura della casa editrice belga Hannibal Books.

 

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, l’esposizione si avvale di un comitato scientifico onorario internazionale, composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri: Anna Maria Bava, Direttrice della Galleria Sabauda e Responsabile del Patrimonio dei Musei Reali di Torino; Maria Grazia Bernardini, già direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma; Raffaella Besta, direttrice dei Musei di Strada Nuova di Genova; Nils Büttner, Presidente del Centrum Rubenianum di Anversa e professore della Staatliche Akademie der Bildenden Künsten di Stoccarda; Luca Lo Basso, Università degli Studi di Genova; Gregory Martin, membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum Ludwig Burchard e del Rubenianum Fund di Anversa, viceconservatore alla National Gallery di Londra; Jennifer Scott, Direttrice della Dulwich Picture Gallery di Londra; Alejandro Vergara, Senior Curator of Flemish Art and Northern Schools, Museo del Prado, Madrid; Hans Vlieghe, professore emerito dell’Università di Leuven e membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum L. Burchard di Anversa e Bert Watteeuw, direttore del Museo Rubenshuis di Anversa.

 


Marco Bucci, presidente Regione Liguria: «La mostra Van Dyck l’Europeo è per Genova e per la Liguria un appuntamento di straordinario valore culturale. Riunire a Palazzo Ducale opere provenienti dai più importanti musei del mondo significa offrire al pubblico un’occasione unica per conoscere da vicino uno dei grandi protagonisti della pittura europea. Van Dyck ebbe con Genova un rapporto profondo: qui visse a lungo, qui trovò committenze illuminate e qui realizzò alcune delle opere che hanno segnato la sua maturità artistica. Questa esposizione non solo celebra un maestro della storia dell’arte, ma restituisce anche il ruolo centrale che la città ha avuto nel dialogo culturale europeo. È un grande motivo di orgoglio per la Liguria e un’opportunità importante per valorizzare il nostro patrimonio e rendere la nostra regione sempre più attrattiva a livello internazionale».

 

Silvia Salis, sindaca di Genova: «Questa mostra rappresenta un appuntamento di straordinario valore per Genova e per il suo sistema culturale. Van Dyck ha avuto con la nostra città un legame profondo, che ha segnato in modo decisivo una fase centrale della sua produzione artistica, e riportare oggi a Genova un percorso espositivo di questa ampiezza e qualità significa restituire al pubblico il senso di una relazione storica che appartiene pienamente alla nostra identità. La capacità di riunire a Palazzo Ducale opere provenienti da alcuni dei più importanti musei europei conferma il ruolo internazionale di Genova e la sua credibilità come sede di grandi progetti culturali. Questa esposizione sarà un’occasione preziosa per i cittadini, per le scuole e per i tanti visitatori che arriveranno in città, e contribuirà anche a valorizzare il patrimonio diffuso dei nostri musei e il legame tra Genova, la sua storia e la sua vocazione europea».

 

Sara Armella, presidente Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura: «Palazzo Ducale torna a esplorare con questa mostra un periodo storico che aveva proiettato la città verso un ruolo internazionale e l’aveva portata ad essere una delle capitali artistiche d’Europa. Un ruolo che ribadiamo con un’esposizione dedicata ad uno degli artisti più iconici e più amati e per la quale Fondazione per la Cultura ha tessuto una rete di collaborazioni con le più grandi istituzioni museali d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra, e le più prestigiose collezioni italiane, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano e i Musei Reali di Torino. Un’occasione unica, dunque, di promozione dell’immagine di Genova a livello internazionale. Desidero ringraziare i musei per gli importanti prestiti e le istituzioni cittadine che hanno creduto in questo progetto e hanno lavorato insieme a Palazzo Ducale per la sua riuscita. Un ringraziamento inoltre alle curatrici, al Comitato scientifico internazionale, a tutti i prestatori; e poi alle istituzioni che sostengono Palazzo Ducale e ai nostri soci, Comune di Genova, Regione Liguria, con Compagnia di San Paolo, Fondazione Carige, Costa Edutainment e Civita-mostre e musei e al sostegno di Camera di Commercio Genova, Iren e Coop Liguria; infine a tutti i nostri mecenati, Banca Passadore in primis che, credendo nel sostegno alla cultura, stanno promuovendo con Palazzo Ducale l’arte e la storia della nostra città e la sua proiezione internazionale».

 

Simona Ferro, vicepresidente Regione Liguria e assessore alla Cultura: «Questa esposizione di respiro internazionale, fortemente sostenuta da Regione Liguria, conferma e rafforza il grande prestigio di Palazzo Ducale nel panorama culturale italiano ed europeo. La mostra rappresenta un vero e proprio viaggio nella straordinaria produzione artistica del maestro fiammingo: assume quindi un valore particolarmente significativo la presenza simultanea, proprio nel capoluogo ligure, di numerose opere realizzate dall’artista durante il suo periodo italiano, con uno speciale riferimento alla stessa città di Genova che per prima lo accolse nel 1621».

 

Tiziana Beghin, assessora al Turismo Comune di Genova: «Un appuntamento importante per Genova e per il suo posizionamento nel panorama culturale europeo. Eventi di questo livello rafforzano l’attrattività della nostra città, capace di dialogare con i più importanti musei internazionali e di offrire al pubblico un’esperienza culturale di altissimo valore. Il legame tra Van Dyck e Genova è profondo e racconta una stagione fondamentale della storia artistica e sociale della città. Per questo la mostra non è soltanto un grande evento espositivo, ma anche un invito a scoprire Genova e il suo straordinario patrimonio, dai Palazzi dei Rolli ai Musei di Strada Nuova, lungo le tracce lasciate dal maestro fiammingo durante il suo soggiorno genovese. Siamo certi che questa esposizione attirerà visitatori da tutta Italia e dall’estero, contribuendo a valorizzare ulteriormente Genova come destinazione culturale e turistica di primo piano».

 

Anna Orlando, curatrice della mostra: «Essere partecipe, nella mia città, di una grande mostra di Van Dyck dopo che lo fui nel 1997 da giovane neo-specializzata, e questa volta, dopo 29 anni, nelle vesti di curatrice è un misto di emozione, soddisfazione e orgoglio. Tre decenni di studi mi consentono di portare nuova linfa alla conoscenza del pittore, specie sul suo soggiorno italiano del 1621-1627 che oggi ho potuto letteralmente ridisegnare nelle sue molteplici tappe. Non solo Genova, dunque, dove molti dipinti tornano ‘a casa’ dopo quattro secoli, ossia da quando lasciarono le dimore aristocratiche locali per fare bella mostra di sé nei grandi musei del mondo. Il pubblico può scoprire opere dipinte in altre città: Roma, Palermo, Napoli, in primis. Ma poi, la grande novità che si deve a trent’anni non solo di studio, ma anche di relazioni internazionali, è proporre per l’Italia una grande esposizione con un taglio di ampio respiro, che narra, come recita il sottotitolo, il viaggio europeo di un artista, non solo amatissimo, ma anche dal talento eccezionale: quello di un genio».

 

Katlijne Van der Stighelen, curatrice della mostra: «Questa mostra racconta l’affascinante vicenda artistica di Anthony van Dyck (1599–1641), mettendo in luce il ruolo decisivo che tre città straordinarie — Anversa, Genova e Londra — ebbero nella formazione e nell’evoluzione del suo stile. Ad Anversa, la potente e inesauribile creatività di Rubens influenzò profondamente i suoi esordi. Durante il soggiorno in Italia, Van Dyck seppe reinventare il ritratto aristocratico, trasformandolo in un raffinato simbolo della cultura d’élite, e realizzò allegorie di ascendenza caravaggesca, caratterizzate da una sottile tensione filosofica. Rientrato ad Anversa, contribuì a diffondere un nuovo linguaggio devozionale attraverso imponenti pale d’altare. Alla corte di Carlo I a Londra dipinse alcuni dei suoi ritratti più celebri, raggiungendo il culmine della fama. Grazie a una straordinaria perizia tecnica e a una sensibilità unica nel restituire l’intensità delle emozioni umane, Van Dyck si affermò come un artista visionario, la cui influenza continua a farsi sentire ancora oggi». 


Ilaria Bonacossa, direttrice Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura: «Palazzo Ducale, con la mostra Van Dyck L’Europeo, rinnova il proprio impegno nella promozione della ricerca storico-artistica. Questa esposizione opera un confronto sistematico tra opere provenienti da musei e collezioni internazionali e definisce il ruolo di Van Dyck nella costruzione di un linguaggio condiviso dell’identità aristocratica nell’Europa della prima età moderna. Il ritorno a Van Dyck, a quasi trent’anni dalla grande mostra del 1997, assume pertanto un valore che trascende la dimensione monografica. Ripercorrere oggi l’opera di Van Dyck significa non solo aggiornare la conoscenza di un maestro centrale del Seicento, ma anche rinnovare la missione di Palazzo Ducale quale luogo di produzione di sapere, di confronto interdisciplinare e di cooperazione culturale internazionale. Un ringraziamento alle curatrici, al comitato scientifico, ai partner che con prestiti eccezionali hanno sostenuto il nostro progetto e infine a tutto il team di Palazzo Ducale per il loro instancabile impegno nel realizzare una grande mostra».


 

Il percorso

L’impostazione curatoriale di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen mira a presentare al grande pubblico l’intero arco della carriera di un artista dal talento eccezionale. Il percorso si sviluppa come un viaggio che ripercorre, passo dopo passo, quello compiuto da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I, re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato ben sei anni. La retrospettiva non viene presentata secondo una stretta sequenza cronologica: le opere non sono disposte nelle dodici sale in base all’anno e alla città di realizzazione, ma organizzate per temi e ambiti della sua produzione.

Le opere sono accostate le une alle altre così da invitare, stimolare e facilitare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane in patria, con la maniera del grande Van Dyck italiano, e con quello inglese. 

Il confronto è pensato anche tra opere che hanno soggetti analoghi: sarà infatti possibile, per esempio, comparare una dama genovese, una dama di Anversa o di Bruxelles e una dama inglese: ritratti eseguiti in tre diversi momenti, ma soprattutto per committenze dalla sensibilità e dal gusto differente.

Risulterà evidente quanto Van Dyck sia capace di sintonizzarsi sugli ambienti in cui si trova a operare, ma sarà anche evidente il confronto estetico e tematico tra le richieste di una committenza sempre diversa.

 

LE DODICI SALE – IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Le sale sono dodici, precedute da una premessa che accoglie il visitatore con un’opera eccezionale: il primo autoritratto noto del pittore, datato 1614 ca. Van Dyck dipinge sé stesso con una maturità inusuale per i suoi quindici anni. Questa opera, esposta nella sala in cui i visitatori vengono accolti, dà la chiave di lettura dell’esposizione e presenta immediatamente Van Dyck come un artista eccezionale dal talento unico.

La sala 2 ribadisce questo concetto presentando quattro assoluti capolavori che rappresentano le quattro diverse stagioni della vita dell’artista: il Sansone e Dalila (1618-20 ca) della Dulwich Picture Gallery di Londra, Le tre età dell’uomo come Vanitas (1625 -26), proveniente da Palazzo Chiericati di Vicenza, Chronos che taglia le ali di Amore del 1627 ca. in arrivo dal Musée Jacquemart-André di Parigi e Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza, del 1633-34, proveniente da Palazzo Reale di Milano. Opere che lasciano sbalorditi per la loro bellezza anche dall'impatto dimensionale importante, così che il visitatore si possa immergere veramente nei grandi quadri di Van Dyck. 

 

La sala 3 che segue spiega il rapporto con Rubens, il suo maestro, dal quale Van Dyck prende presto le distanze prediligendo una raffinatezza che lo porta a un linguaggio nuovo che rinnova, appunto, l’approccio di Rubens – più colorato e chiassoso – con uno, quello di Van Dyck, più sussurrato.

 

La sala 4 è anch'essa una sorta di introduzione generale all'arte di Van Dyck, perché presenta opere eseguite su diversi supporti e con diverse tecniche: olii su tavola e su carta, disegni, gesso su carta, eccetera. Il visitatore entra nel suo atelier, a contatto con il “fare” dell’artista. Si potrà vedere il processo creativo di un genio e la genesi di opere che nascono dalla volontà di sperimentazione di un pittore che affronta ogni lavoro come una nuova sfida con il bello.

 

La sala 5, la prima grande sala tematica, con opere che illustrano il concetto della difesa della patria. Si fa quindi riferimento a un’Europa costantemente in guerra, ma anche a un valore fondamentale su cui si sono basate le società nelle quali Van Dyck opera. Si trovano ritratti a volte imponenti, come quello di Carlo V a cavallo, del 1620, in prestito dagli Uffizi, un imperatore non contemporaneo ma divenuto una vera e propria icona per le corti d'Europa; il Ritratto del Marchese Ambrogio Spinola(1620-21) dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, il grande generale al servizio della corona spagnola e degli arciduchi e principi sovrani dei Paesi Bassi Meridionali, difensore del credo cattolico, una vera celebrity ritratta anche da Velázquez e Rubens.

Posano per il visitatore anche gentiluomini in armatura o guerrieri, forse immaginari, di cui non si conosce l'identità, ma che costituiscono la trasfigurazione visiva di un valore: non combattere ma difendere e preservare; un valore talmente radicato nell’iconografia che persino i bambini venivano ritratti con le armi. Lo si può vedere nel grande capolavoro che si è conquistato la copertina del catalogo di mostra, prestito eccezionale della National Gallery di Londra: Il Ritratto dei bambini Giustiniani Longo, imponente e meraviglioso (1626 – 27), che per la prima volta viene presentato al pubblico dopo la riscoperta identità degli effigiati.

 

Nella sala 6 si affronta il tema della famiglia e come anche questa sia un valore su cui si fonda la società del tempo. I ritratti di coppia o di famiglia fanno capire come Van Dyck riesca a trasferire questo concetto, oltre a interpretare la volontà a volte spasmodica di autorappresentazione della classe dominante. Questa si sviluppa nella sala successiva – la sala 7 – una vera e propria carrellata di vanitosi ‘attori’ che il pennello del Van Dyck rende eterni; e quella ancora dopo, la sala 8, che presenta quattro imponenti ritratti a figura intera, uno per ciascun periodo, secondo il concept della mostra. È qui che il visitatore si imbatte nel maestoso Ritratto di donna uscita eccezionalmente dalla collezione di Palazzo Odescalchi di Roma.

 

Si prosegue nella sala 9 con un’immersione totale nell'arte sacra di Van Dyck, forse il capitolo meno conosciuto e meno studiato, ma soprattutto quasi mai presentato in Italia con un numero di opere così consistente.

Vi sono dei quadri grandi, come il Matrimonio mistico di Santa Caterina del 1618 – 20 proveniente dal Prado, o La cattura di Cristo del 1620- 21 ca. proveniente da Anversa, o lo splendido San Sebastianodella Scottish National Gallery (1620 - 21) di Edimburgo, che portano il visitatore nel vortice del dramma sacro, ma anche a riascoltare il racconto delle storie bibliche che fungevano da monito morale per il pubblico di allora.

 

Siamo quasi a fine percorso: nella sala 11 il visitatore scopre uno straordinario inedito: un Ecce Homodi grande intensità di collezione privata europea. L’allestimento invita il pubblico a farsi coinvolgere e travolgere dal pathos intenso che Van Dyck riesce a infondere nei suoi quadri. 

In questa stanza dedicata alla preghiera, non poteva mancare una Madonna col bambino – viene dalla Galleria Nazionale di Parma -, per ricordare quanto la devozione privata in tutte le case fosse un appuntamento fisso, molto sentito, nella quotidianità del tempo.

 

Il colpo di teatro conclusivo è nella cappella del Doge, dove viene esposta la grande pala della chiesa di San Michele di Pagana, un raccolto luogo di culto in una piccola località della riviera ligure di Levante a Rapallo. Il dipinto, Cristo crocifisso con i Santi Francesco e Bernardo e il nobile Francesco Orero (1626), scuro, essenziale, quasi crudo nella stesura, porterà il pubblico a conoscenza dell'unica pala realizzata nei suoi anni genovesi e una delle due sole pale d'altare in assoluto dei suoi sette anni italiani.

 





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