In prima assoluta al Piccolo Teatro Miracolo a Milano tratto dal capolavoro di De Sica e Zavattini

Miracolo a Milano

di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini

Una nuova produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

diretta da Claudio Longhi

con Lino Guanciale e Giulia Lazzarini

 

 

Seconda regia di Claudio Longhi come direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano, dopo il fortunato viaggio di Ho paura torero che, nello scorso gennaio, è arrivato fino a Santiago del Cile, in occasione del Festival Internazionale Santiago a Mil, Miracolo a Milanoa 75 anni dall’uscita nelle sale del capolavoro cinematografico di De Sica – Zavattini, debutta, in prima assoluta, nella trasposizione teatrale di Paolo DPaolo, mercoledì 4 marzo 2026.

 

Da venerdì 6 marzo, prendono il via gli appuntamenti di Oltre la scena, un programma di incontri, proiezioni, passeggiate, meditazioni, musica, diffuso in tutto il territorio metropolitano.

Lunedì 16 marzo, al Teatro Strehler, è in programma una proiezione speciale, aperta alla città, della versione restaurata del film Miracolo a Milano, in collaborazione con MediasetInfinity.

 

Si ringrazia il Comune di Milano – Assessorato alla Cultura per la disponibilità della Sala Fontana del Museo del Novecento.

 

Sarà attivo il servizio di traduzione automatica in italiano e in inglese tramite tecnologia Converso®.

Per usufruirne, basterà inquadrare il QR code e seguire l’evento dal proprio dispositivo mobile,

tramite sottotitoli o ascolto in cuffia. Per quest’ultima modalità è richiesto l’uso di cuffie personali.

 

 

La nuova produzione del Piccolo, allestita nella grande sala del Teatro Strehler, omaggio a una città, al suo mito, al suo serbatoio d’immaginario e all’umanità che la abita, vede in scena Lino Guanciale, nei panni di Totò, e Giulia Lazzarini in quelli di Lolotta.

Giulia Lazzarini torna in una produzione del Piccolo a quasi dieci anni da Il ventaglio di Goldoni, diretto da Luca Ronconi e a sedici anni da Donna Rosita nubile di Federico Garcia Lorca, diretto da Lluìs PasqualIntorno a Giulia Lazzarini, un felice intreccio di ricorrenze: oltre al suo novantaduesimo compleanno, il 24 marzo 2026, durante le repliche dello spettacolo, si celebra, quest’anno, il quarantesimo anniversario di Elvira, o la passione teatrale, lo spettacolo che Giorgio Strehler pensò per lei e che debuttò il 30 giugno 1986 al Teatro Studio, inaugurandone l’apertura.

 

In scena, accanto a Lino Guanciale e Giulia Lazzarini, Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero e le allieve e gli allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro del Piccolo. Le scene sono realizzate da Guia Buzzi, i costumi firmati da Gianluca Sbiccale luci curate da Manuel Frenda e il visual design da Riccardo Frati, dramaturg Lino Guanciale e Corrado Rovida.

 

Otto febbraio 1951, in un’Italia stordita dall’intenso profumo dei fiori cantati da Nilla Pizzi a Sanremo e dalla riforma Vanoni, che rende obbligatoria per la prima volta la dichiarazione dei redditi, approda sui grandi schermi Miracolo a Milano, quinta “fatica” cinematografica della premiata ditta De Sica-Zavattini. «È il film meno personale di Vittorio De Sica», affonda la critica. È un’opera – sentenzia la politica progressista – smaccatamente consolatoria o, per il versante conservatore, impudentemente eversiva. Ma a dispetto di ogni incauta valutazione, le avventure di Totò e Lolotta ed Edvige e Brambi 

e Mobbi, con il loro improbabile corteggio di angeli e spiantati, entra poco a poco nel cuore degli spettatori per non uscirne più. 

A settantacinque anni dalla sua prima comparsa sul grande schermo, Claudio Longhi e Lino Guanciale, con la complicità drammaturgica di Paolo Di Paolo, invitano il pubblico a far ritorno a questa indimenticabile “favola bella”, – «che ieri ci illuse, che oggi ci illude» – a ritrovare, nello specchio ossidato dagli anni di questa epopea fantastica in odor di realismo magico, i tratti più veri del nostro volto, le ragioni profonde del nostro sentire. Ma che cos’è un miracolo? 
Un omaggio alla Milano del passato e del presente: al suo mito, al suo serbatoio d’immaginario – sfruttato, inespresso, deflagrato? – e alla complessità dell’umano che ogni città porta inscritta nei suoi abitanti. Un umano di carne e sangue, di cervello ed emozioni, di favola e storia, pronto a spiccare il volo, a cavallo di una scopa, dalla cronaca all’eternità.

 

 

La prima dello spettacolo vedrà la presenza in platea degli studenti e delle studentesse del corso di laurea magistrale in Strategic Communication dell’Università IULM. Il gruppo di giovani creativi, autore del logo ufficiale 'AGIS80' che ha accompagnato le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario dell'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo nel 2025, assisterà alla rappresentazione come riconoscimento per il talento e il contributo offerto nella definizione dell’identità visiva di AGIS.

 

 

 

Quando nell’autunno 2024 iniziammo a lavorare, con Claudio Longhi, alla stagione 2025/2026pensammo che il triennio che ci attendeva fino al 2028, con al centro l’ottantesimo anniversario del nostro Teatro, doveva portarci a rileggere il significato dell’essere Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa. Le due anime del Piccolo: essere il Teatro della città con una programmazione e attività radicate nel territorio metropolitano e che con esso dialogano e, nel contempo, essere Teatro d’Europa, alimentare visioni e relazioni internazionali. Così, quando Claudio mi parlò per la prima volta di Miracolo a Milano come primo perno di questo triennio e nel cuore della Stagione Complemento di relazionecondivisi pienamente la scelta. Una scelta che racconta Milano e che vuole raccontare la città anche a un pubblico internazionale, quello che nei fine settimana potrà usufruire dei sovratitoli in italiano e in inglese.

Lanfranco Li Cauli

Direttore generale Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ma le favole tanto belle dove son?”

Un omaggio a Milano

Intervista a Claudio Longhi e Lino Guanciale, dal programma di sala dello spettacolo,

a cura dell'Ufficio Edizioni del Piccolo Teatro di Milano.

 

Com’è nata l’idea di portare in scena Miracolo a Milano e che cosa rappresenta, per voi, nella e per la Milano di oggi?

 

Claudio Longhi_Da quando sono arrivato a Milano, ho sempre pensato che sarebbe stato importante raccontare teatralmente la città. Questo pensiero è figlio di Ronconi, da un certo punto di vista, e di Strehler, da un altro. Quando ho cominciato a lavorare come assistente di Ronconi, all’inizio degli anni Novanta, aveva appena assunto la direzione del Teatro di Roma e, pur avendo cominciato con altri spettacoli – Re Lear, Peer Gynt –, una delle sue prime preoccupazioni era stata quella di trovare il modo di raccontare teatralmente Roma. Quel pensiero lo aveva portato a Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Ricordandomi di queste conversazioni con Luca, avevo cominciato a parlare con Lino Guanciale di come fare lo stesso con Milano. In questo pensiero si innesta l’eredità di Strehler: mi riferisco al modo, con El nost Milan, in cui anche lui si era posto il problema di un racconto teatrale della città. Ragionando intorno a queste cose, alla fine del 2024, è scoccata la scintilla di Miracolo a Milano, che riconduceva me e Lino a un orizzonte di linguaggi disegnato nel solco, ancora una volta, di Ronconi. Intendo dire che Miracolo a Milano consente di cimentarsi non con una drammaturgia diretta, come nel caso del Nost Milan, ma con una sceneggiatura cinematografica; quindi, con un linguaggio “altro” rispetto a quello teatrale, beneficiando di quell’ampio margine di libertà e di spazio di sperimentazione che si apre lavorando su materiali non propriamente drammaturgici.

In seconda battuta, Miracolo a Milano offre un’altra opportunità, perché a monte della sceneggiatura firmata da Zavattini c’è un antecedente squisitamente letterario: il romanzo breve Totò il buono. Di nuovo, dunque, la possibilità di lavorare su un linguaggio extra-teatrale, in questo caso il romanzo, che rientra pienamente nella costellazione degli interessi miei e di Ronconi. Penso a Lolita e a Quel che sapeva Maisie, per un verso, e a La classe operaia va in paradiso e a Ho paura torero, per l’altro.

In qualche modo, Miracolo a Milano è stato la magica quadratura di un cerchio, innescando una sorta di cortocircuito con la Milano di oggi e con la possibilità di guardare la città di oggi attraverso lo specchio della città di ieri, la Milano degli anni Cinquanta, scegliendo una prospettiva straniante che è un omaggio a Brecht, un altro grande maestro di questo teatro – e, molto più modestamente, mio, ma nel quale credo si riconosca anche Lino.

 

Lino Guanciale_Ci eravamo già trovati, con Claudio, a lavorare su un materiale proveniente dall’universo cinematografico con La classe operaia va in paradiso. Così, quando abbiamo aperto il cantiere delle idee per tracciare la prima riga di una nuova pagina di collaborazioni – nella quale sarebbe stato iscritto il primo spettacolo di Claudio al Piccolo, nel ruolo di direttore artistico –, Miracolo a Milano era già entrato in campo. Tuttavia, temevamo il rischio di appiattire il percorso su questa specifica frequentazione multilinguistica. Abbiamo, quindi, felicemente deviato – in virtù della vera e propria folgorazione che è stata la lettura di Ho paura torero – sul romanzo di Lemebel, che ci consentiva anche di lavorare su una sintesi tra le anime estetiche e poetiche di questo teatro, quella strehleriana e quella ronconiana. In seguito, siamo tornati su Miracolo a Milano in forza dell’idea brechtiana, significativa per entrambi, di condurre un “corpo a corpo” con il presente, sulla falsariga dell’Angelus Novus di Walter Benjamin, mantenendo uno sguardo teso nei confronti del passato. Esiste un’analogia tra Miracolo a Milano e La classe operaia va in paradiso, film molto diversi e con gestazioni assai differenti, ma accomunati dall’essere due pellicole-cantiere, dal punto di vista della scrittura. La classe operaia è stato scritto mentre veniva girato, nel luogo in cui è stata realizzata la maggior parte delle riprese, una fabbrica realmente esistente, popolata da operai, in quel momento cassintegrati, che furono parte del progetto dall’inizio fin quasi alla fine. Miracolo a Milano è un film cantiere per altre ragioni: la scrittura della sceneggiatura è frutto di una lunga gestazione, a partire dal 1940/41, con la redazione di un soggetto, cofirmato da Cesare Zavattini e Antonio De Curtis, in arte 

 

Totò. Alla base di questa favola, infatti, c’è l’infatuazione teatrale di Zavattini per Totò, dominusdel varietà e della rivista italiana degli anni Trenta e Quaranta. Da qui nasce l’idea di un film da girare con l’attore, che arrivò perfino a scrivere una lettera a Zavattini pregandolo di non togliere mai il suo nome dal soggetto, auspicando di potere, un giorno, far parte del progetto. È interessante che sia poi il passaggio successivo, ovvero il romanzo Totò il buono, sempre di Zavattini, a determinare la rincorsa verso la sceneggiatura che risulta al contempo distante sia dal materiale letterario, soprattutto nella campitura dei personaggi, sia dal primissimo soggetto. Insomma, ci vollero dieci anni per approdare al film: un tempo che immaginiamo di lavoro continuo, inizialmente di Zavattini da solo e, in seguito, insieme a Vittorio De Sica.

 

In che modo, con Paolo Di Paolo e con tutti i collaboratori alla scrittura, avete costruito il copione?

 

LG_Abbiamo cercato da subito la sponda di Paolo, consegnandogli tra le mani la nostra idea di modus operandi: partire dalla sceneggiatura e dal suo immediato antecedente, il romanzo Totò il buono, integrandolo con I poveri sono matti e con gli altri scritti di Zavattini che, in qualche misura, contribuiscono a definire il complesso immaginario di cui il film è figlio. Partendo da queste interpolazioni quasi automatiche, perché afferenti alla poetica zavattiniana, abbiamo poi chiesto a Paolo di disegnare una mappa concettuale della drammaturgia, che tenesse conto di una necessità per noi chiarissima fin dall’inizio: ciò che accade a Milano è destinato ad accadere, di lì a poco, nel resto d’Italia. Guardare a questa città significa abbracciare, da un osservatorio per certi aspetti privilegiato, il futuro dell’intero Paese. È un ragionamento valido anche à rebours: quel miracolo economico italiano consolidato nei primi anni Sessanta è un’onda che, nella capitale lombarda, aveva preso avvio già nei primi anni Cinquanta. Pertanto, ci interessava, attraverso un sistema di interpolazioni, complesso ma piuttosto lineare, che questo contesto entrasse nello spettacolo, sia in forma di documento e testimonianza cronachistica, sia a vari livelli letterari, primo tra tutti quello dialettale. La scelta linguistica dell’intero copione è un milanese/lombardo variegato, popolare e colto allo stesso tempo, con innesti di alcune poesie dialettali, scritte da Zavattini in dialetto luzzarese e da noi 

tradotte in milanese. Del resto, la scrittura finale del film è frutto dell’incontro tra due artisti che a Milano devono molto: De Sica deve alla città il successo personale come attore teatrale; Zavattini, l’affermazione come pubblicista e autore. Nessuno dei due è nato nel capoluogo lombardo, ma quando, dopo gli Oscar conquistati, scelgono di scommettere su un detour della poetica neorealista, sarà a Milano che daranno seguito al progetto. Restituire nello spettacolo, anche linguisticamente, questa complessa serie di filtri ci è sembrato non soltanto un omaggio a due autori e a una città, ma

anche un modo per ribadire un’idea complessa di identità. Il “gioco di rimbalzi” con Paolo Di Paolo intorno al copione ha coinvolto, oltre naturalmente a Claudio, anche me, in qualità di capofila drammaturgico e poi Corrado Rovida e Davide Gasparro per l’elaborazione testuale e linguistica e per la ricerca dei materiali di partenza: un’indagine imponente, per quantità e varietà delle fonti cui si è attinto.

 

CL_Aggiungo che esiste un antecedente metodologico importante, nella nostra collaborazione con Paolo Di Paolo. Nel 2016 avevamo portato in scena Istruzioni per non morire in pace – una trilogia dedicata agli anni di incubazione della Grande Guerra – in cui avevamo sperimentato un lavoro simile, una ricognizione a trecentosessanta gradi della letteratura dell’epoca, ma anche un’esplorazione della bibliografia storico-economica quale background da cui partire per il racconto teatrale di quegli anni. La mediazione di Paolo era intervenuta anche nella messa a punto del copione di La classe operaia va in paradiso, con la scelta di approfondire il viaggio nel tempo compiuto dal film per arrivare alla fruizione contemporanea, attraverso momenti diversi della storia del nostro Paese. Nel caso di Miracolo e Milano, l’approccio è stato sincronico al momento della nascita del film, con l’obiettivo di creare un affresco più ampio – letterario e sociologico – al cui interno inscrivere la parabola di quest’opera.

 

 

Come avete raccolto la “sfida” del dialetto milanese?

 

LG_La sfida è, prima di tutto, per noi che recitiamo – perché non abbiamo una compagnia a maggioranza lombarda o milanese – e per tutte e tutti è stato un corpo a corpo ma anche una ricerca appassionante. Tuttavia, lo sforzo riguarda anche gli spettatori e le spettatrici, perché la nostra scelta è stata piuttosto radicale, pur cercando di rendere sempre intellegibile la vicenda all’interno di questo grande affresco, ricchissimo di figure numerose e diverse. È anche vero che a teatro operano molti più codici rispetto alla semplificazione dell’audiovisivo, soprattutto quella “quarta dimensione” definita dal rapporto con il pubblico, motivo per cui siamo andati in cerca di una parola “fisica”. Per me è stato divertentissimo; mi era già accaduto con La classe operaia va in paradiso, ma in quel caso mi ero concentrato più su uno stereotipo vagamente “ruzantiano”, ispirandomi al lavoro di Gian Maria Volonté, che, peraltro, lombardo era davvero. È la prova che il teatro offre sempre la chance di considerare l’identità come un cantiere aperto e variamente frequentabile… Inoltre, è stato fantastico ascoltare in cuffia, dalla mattina alla sera, Enzo Jannacci, Nanni Svampa e tutto il catalogo della musica popolare milanese! È una lingua teatralmente ricchissima di possibilità. Torno, in questo senso, all’esperienza di El nost Milan, che fu evidentemente un grande abbraccio, l’occasione di un autentico e intimo contatto fra platea e palcoscenico. L’aspirazione è che, in forme diverse e in un tempo profondamente mutato come il nostro – in cui la lingua è cosa diversa rispetto a settant’anni fa – si possa replicare un’analoga esperienza di prossimità.

 

CL_L’incontro con il milanese è stato stimolante per me, nella misura in cui ha ratificato il rapporto che esiste tra parlato, recitazione e capacità mitopoietica del linguaggio. Quanto, cioè, sia vero cheuna lingua è, in prima battuta, un serbatoio di immaginario, di miti, di punti di vista sul mondo, soprattutto quando sia parlata come il dialetto. Da questo punto di vista, è stato fondamentale lavorare con Giulia Lazzarini e percepire, attraverso di lei, la decifrazione del profilo umano di Milano per mezzo del linguaggio: è stato come se Giulia, mentre recitava le sue battute, spiegasse ad alta voce a se stessa e a me alcune sfumature dell’animo lombardo, in virtù di talune scelte linguistiche o determinate sonorità. La seconda nota a margine è che una componente essenziale di questo spettacolo è la presenza del gruppo di allieve e allievi della Scuola di Teatro “Luca Ronconi”: uno spettacolo che parla di una città non può che basarsi su una compagnia che sia prima di tutto una comunità. Allieve e allievi si frequentano, si conoscono, vivono insieme da tempo e questo ci ha consentito di avere un gruppo affiatato sul quale innestare un’altra collettività, formata dalle attrici e dagli attori con cui Lino e io lavoriamo da diversi anni, così da creare l’ambiente giusto per questa operazione. Per me è stato inoltre importante capire in che modo guidare gli studenti e le studentesse della Scuola in un’esperienza che fosse anche formativa. Nei mesi precedenti, li abbiamo coinvolti in 

un seminario, tenuto da Giovanni Crippa, intorno agli autori della letteratura milanese. È stato interessante osservare in che modo ragazzi e ragazze, per lo più non milanesi e con una limitata consuetudine con i propri dialetti d’origine, si confrontassero con quei testi e con quelle esperienze letterarie, e come noi potessimo accompagnarli a comprendere che il linguaggio non è un dato “naturale”, bensì un codice che occorre imparare a utilizzare. Recitando in italiano non ci si pone il problema di quanto sia artefatta la costruzione della lingua; confrontarsi con un idioma in qualche modo “straniero” aiuta ad acquisire delle consapevolezze tecniche determinanti per il bagaglio professionale.

 

Lino Guanciale, come hai affrontato il ruolo di Totò e che tratto hai conferito al tuo personaggio?

 

LG_Nella costruzione del copione è intervenuta un’ulteriore, fondamentale suggestione che è il Peer Gynt di Henrik Ibsen. Claudio ha avuto l’intuizione – che io ho sposato da subito – di innestare nella drammaturgia di Miracolo a Milano un tema della struttura generativa del testo ibseniano, ossia il rapporto tra Peer e la madre. Se torniamo per un momento al film di Zavattini-De Sica – che in questo si discosta sensibilmente, come sviluppo, dal romanzo Totò il buono – il nucleo creativo della vicenda è il rapporto tra Lolotta e Totò, un figlio e una mamma “inventati” l’uno per l’altra. Il loro legame vive attraverso una dimensione meta relazionale: si amano e si parlano attraverso storie, fantasie, tabelline, per mezzo di tutto ciò che costruisce il sostrato educativo alla base della relazione fra un genitore e un figlio o una figlia. È così anche nel Peer Gynt: quando la madre Åse è sul letto di morte, Peer, per alleviarle il passaggio, lo trasfigura attraverso il racconto, perpetuando il gioco, il rimpallo di storie, fole, sciocchezze che in vita si sono scambiati di continuo. Il punto di partenza, per me, è stato quindi far incontrare Totò e Peer che molto hanno in comune, soprattutto nell’attitudine alla trasfigurazione narrativa degli eventi e della realtà. Ho cercato poi di mettere in relazione queste due figure con una terza, la marionetta Totò, l’Antonio De Curtis teatrale – quello di cui non abbiamo testimonianze video e del quale il cinema è solo parziale memoria – nella sua dirompenza fisica, più ancora che grammaticale e sintattica. Oltre a questo gioco di incastri, di corpo a corpo fra personaggi e persone diverse, è stato fondamentale il rapporto con Lolotta e con Giulia Lazzarini che la interpreta. Possiedo un pantheon di attrici che, in taluni casi, sono state anche le mie maestre: Marisa Fabbri, mia insegnante in Accademia, Franca Nuti un’attrice della quale ho subito fortemente l’incanto da ragazzo e che immediatamente ho messo in polarità con Marisa stessa.

Tuttavia, quella nei confronti della quale ho scelto di avere un debito artistico – e da cui mi piacerebbe davvero riuscire a “rubare” qualcosa, in temini di grazia, delicatezza e leggerezza di tocco – è Giulia. Finalmente ho l’occasione di lavorare con lei e di poter mettere in atto questo “furto” da vicino.

 

Scene, costumi, video, luci e colonna sonora: come già era accaduto per Ho paura torero, anche in questo caso si vede un grande lavoro di équipe. Che tipo di indicazioni sono state date a collaboratrici e collaboratori artistici?

 

CL_Nell’elaborazione dei progetti registici concedo abitualmente grande libertà a collaboratrici e collaboratori artistici, affidando loro inizialmente alcune suggestioni che confluiranno in una sintesi finale. La prima è stata l’importanza dell’immagine nella costruzione dello spettacolo. Il film Miracolo a Milano si distingue per la straordinaria ricchezza del suo linguaggio immaginifico: nello spettacolo che ne abbiamo tratto, il peso della rappresentazione visiva non poteva essere trascurato. La seconda considerazione è che si tratta di una pellicola in bianco e nero. Ciò genera una frizionetra la tensione – propria del neorealismo – verso una realtà a colori e la sua trasposizione in bianco e nero, che inevitabilmente la restituisce come convenzione. Questo cortocircuito risulta ancora più evidente in Miracolo a Milano, che, per la sua marcata vocazione favolistica, si configura di fatto come una critica – o quantomeno come un interrogativo – nei confronti del neorealismo. Pertanto, a Guia Buzzi per le scenea Gianluca Sbicca per i costumi e a Riccardo Frati per il visual design, ho posto il problema di che cosa significasse impiegare il bianco e nero e il colore all’interno di questospettacolo. Da qui la definizione della grammatica visiva di base dello spettacolo, fondata sull’alternanza tra quadri a colori e monocromie: il bianco e nero diventa prevalentemente lo spazio della restituzione o della trascrizione delle sequenze del film, mentre il colore si configura come il luogo degli innesti, delle riscritture e dei travestimenti che hanno generato il copione. Tenendo conto delle difficoltà tecniche legate al modo in cui il bianco e nero reagisce all’illuminazione, anche la drammaturgia delle luci di Manuel Frenda si è sviluppata a partire da questa contrapposizione, costantemente rimessa in discussione attraverso contrappunti ironici: le sequenze in bianco e nero sono così straniate da innesti di colore che ne ribaltano la prospettiva. Per quello che riguarda la parte musicale, quando abbiamo affrontato il tema di come portare a teatro una sintassi squisitamente cinematografica come quella di Miracolo a Milano, ci siamo posti il problema di quali potessero essere i filtri teatrali da adottare. Poco fa Lino citava il primo che ci è venuto in mente, il Peer Gynt di Ibsen, che ha orientato la drammaturgia. In seconda battuta, l’altra grande lente attraverso cui guardare allo spettacolo è l’Opera da tre soldi, ossia l’operetta epica brechtiana, con il suo intreccio di recitato e cantato. Il rapporto è talmente evidente che risulta quasi immediato mettere in connessione la processione dei poveri di Miracolo a Milano (Milano, 1951) con L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, andata in scena al Piccolo Teatro il 10 febbraio 1956 con la regia di Giorgio Strehler: la povertà come lente attraverso cui inquadrare la Milano dell’immediato dopoguerra. Insieme al Mahagonny, l’Opera è uno dei grandi modelli di quella che Elias Canetti, pensando a Brecht, definisce l’operetta berlinese. Detto ciò, le piste seguite sono state due: da una parte le canzoni popolari degli anni Quaranta / Cinquanta – non dimentichiamo che il 1951 è anche l’anno della prima edizione del Festival di Sanremo – e dall’altra parte, visto che era in questione un omaggio a Milano, l’opera lirica e quindi la Scala; non a caso, una delle sequenze iniziali del film è girata proprio davanti a quel teatro. Opera lirica e canzonetta sono state le principali fonti di ispirazione per immaginare l’operetta milanese che è Miracolo a Milano. Chiudo questa divagazione musicale per confessare un altro grande modello teatrale cui abbiamo guardato: Aldo Trionfo, per me uno dei più grandi registi italiani del secondo Novecento. Credo che, per questo spettacolo, Trionfo sia stato fondamentale per il suo rapporto con la tradizione del teatro di varietà, così importante anche per Brecht. Non si può non citare Nerone è morto?, grande omaggio di Trionfo a Wanda Osiris, a quel mondo che ha rappresentato uno dei modelli del nostro spettacolo.

 

LG_Una delle riflessioni centrali dello spettacolo ruota attorno al tema della cultura popolare: il teatro di Trionfo è una grande e coltissima meditazione a riguardo, in cui si mescolano generi e registri molto diversi. Nel nostro lavoro, il tentativo è quello di restituirla, in Miracolo a Milano, sia attraverso la costruzione delle immagini sia attraverso il paesaggio sonoro; ma essa è presente e operante anche nel film, debitore di una tradizione di cinema popolare precedente, dalle comiche fino a Georges Méliès. Dal punto di vista interpretativo, per noi attori e attrici sono stati centrali alcuni codici espressivi – la comicità dello slapstick, le accelerazioni, il fermo immagine – tutti operanti in quella cultura popolare che costituisce il sostrato di un’operazione molto raffinata, quale è quella di Zavattini e De Sica al cinema e, sul versante teatrale, del lavoro di Aldo Trionfo.

 

 

Aspettando… Miracolo a Milano

 

Il cammino di avvicinamento al debutto dello spettacolo è partito qualche mese fa con un articolato programma di letture e laboratori nei municipi della città, sotto il titolo di Aspettando Miracolo a MilanoAttrici e attori della compagnia si sono cimentati in una lettura integrale del romanzo Totò il buono, nelle biblioteche di Parco Sempione, Oglio, Gallaratese, Cassina Anna.

Nel corso del mese di febbraio, è proseguito C’era una volta Milano, il laboratorio teatrale ispirato ai temi dello spettacolo e, in particolare alla struttura della fiaba, a cura di Daniele Cavone Felicioni e Giulia Trivero, realizzato dal Piccolo in collaborazione con MM, negli stabili di Via Val Bavona 2 e Via Fratelli Rizzardi 22. 

Di questo calendario è ancora in corso e continua fino alla fine di marzo, Ascolta le tue voci, città, un laboratorio teatrale di narrazione corale a cura di Michele Dell’Utri, che coinvolge gli ospiti della Casa di riposo per musicisti - Fondazione Giuseppe Verdi, della Fondazione Casa della Carità - A. Abriani Onlus, i pazienti dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico – Dipartimento disturbi del Comportamento Alimentare (CDA), gli utenti della Comunità di Sant’Egidio di via Lanzone, la Biblioteca di Lambrate (ingresso libero, dalle 19.30 alle 21.30 del 9, 2325 marzo, 16 e 20 aprile).Da venerdì 6 marzo prendono, invece, il via gli appuntamenti di Oltre la scenapalinsesto parallelodi incontri, proiezioni, passeggiate, meditazioni, musica, diffuso in tutto il territorio metropolitano e realizzato con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano.

 

Oltre la scena

 

| SGUARDI PARALLELI
Milano nell’occhio

Una rassegna realizzata dal Piccolo Teatro in collaborazione con la Cineteca di Milano per accompagnare il debutto dello spettacolo firmato da Claudio Longhi e Lino Guanciale. Dopo la proiezione inaugurale del capolavoro di De Sica-Zavattini al Cinema Arlecchino, sono quattro i titoli che per circa un mese (dal 6 marzo al 2 aprile) guideranno lo spettatore attraverso diversi sguardi sulla città e sui suoi protagonisti.

 

Si comincia con Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, che riprende idealmente il discorso sulla città dove il film di De Sica-Zavattini finisce, per poi dare “schermo” alla Milano di Luciano Bianciardi raccontata ne La vita agra di Carlo Lizzani. Si continua poi con Giulia mia cara! Giorgio di Maria Mauti, documentario su Giulia Lazzarini, tra i protagonisti dello spettacolo ma anche della storia del Piccolo e di Milano, per chiudere, infine, con Teorema di Pasolini, sguardo critico sulla borghesia e sulle conseguenze del Miracolo e del boom. Tutti gli appuntamenti saranno introdotti da Maurizio Porro, giornalista e critico del Corriere della Sera, in dialogo con diversi ospiti.

IN COLLABORAZIONE CON Cineteca di Milano

venerdì 6 marzo, ore 14 | Rocco e i suoi Fratelli
giovedì 12 marzo, ore 16.45 | La vita agra
giovedì 19 marzo, ore 17 | Giulia mia cara! Giorgio
giovedì 2 aprile, ore 21 | Teorema

Cineteca Milano Arlecchino, via S. Pietro all’Orto, 9

prenotazioni su cinetecamilano.it

 

PAROLE IN PUBBLICO 

Dove nasce un miracoloLa Milano del dopoguerra tra storia, mito e progetto futuro

La favola civile tra baracche e sogni di Miracolo a Milano è anche un ritratto della città ferita e visionaria del dopoguerra. Macerie a non finire e fabbriche che riaprono, quartieri che crescono ai margini e l’etica del lavoro che diventa motore identitario. È proprio negli anni della ricostruzione che inizia a farsi strada il mito di Milano come locomotiva del Paese, dove è possibile “progettare la

città democratica” e dove si iniziano a intravedere le avvisaglie di un miracolo economico, non privo di inquietudini e chiaroscuri. A discuterne Luciana Bianciardi, autrice e traduttrice, fondatrice della casa editrice Excogita, Giorgio Bigatti, storico e direttore scientifico della Fondazione ISEC – Istituto milanese per la Storia dell’Età Contemporanea – e Paolo Di Paolo, scrittore e autore dell’adattamento teatrale di Miracolo a Milano. L’incontro sarà condotto dalla giornalista e scrittrice Annarita Briganti, con interventi di Lino Guanciale e Claudio Longhi.

IN COLLABORAZIONE CON Fondazione Giangiacomo Feltrinelli,

nell’ambito di Laboratorio Milano

venerdì 6 marzo, ore 18.30, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (viale Pasubio, 5)
con Luciana Bianciardi, Giorgio Bigatti, Annarita Briganti, Paolo Di Paolo,

Lino Guanciale, Claudio Longhi

prenotazioni su fondazionefeltrinelli.it

 

PAROLE IN PUBBLICO – DOBBIAMO PARLARE!
Miracolo a Milano: una volta c’era… 

A distanza di 75 anni dal suo debutto sul grande schermo, la favola di Miracolo a Milano rivive per la prima volta sul palcoscenico. È l’occasione per scoprire il processo creativo dello spettacolo attraverso la voce di due dei suoi protagonisti – Claudio Longhi, che firma la regia, e Lino Guanciale, interprete e dramaturg – e, soprattutto, per ripercorrere la storia del capolavoro di De Sica-Zavattini attraverso le testimonianze di Andrea De Sica, regista e nipote di Vittorio, e Valentina Fortichiari, tra le massime esperte dell’opera di Zavattini. A condurre la conversazione, Ferruccio de Bortoli, presidente di Fondazione Corriere della Sera.

IN COLLABORAZIONE CON Fondazione Corriere della Sera

mercoledì 11 marzo, ore 18, Fondazione Corriere della Sera – Sala Buzzati (via Eugenio Balzan, 3)
con Ferruccio de Bortoli, Andrea De Sica, Valentina Fortichiari, Lino Guanciale, Claudio Longhi 

prenotazioni su fondazionecorriere.corriere.it

 

 

 

 

 

WALK_TALK 
La Milano dei Miracoli

Un itinerario per attraversare i luoghi, immaginati o reali, che costituirono il racconto della Milano dei “miracoli” di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini nel film Miracolo a Milano. A segnare le tappe del percorso saranno le installazioni di MUM | Museo Urbano diffuso Miracolo a Milano, intervento in divenire di valorizzazione partecipativa del territorio che si sviluppa su un’area individuabile tra il Politecnico, la stazione di Lambrate e il tracciato della ferrovia a est di Milano. Luoghi che furono teatro delle riprese cinematografiche del capolavoro di De Sica-Zavattini che, oggi, rievocano la memoria del film e della città dell’epoca. Una città ancora ferita dalla guerra, dove “i poveri disturbano” – così avrebbe dovuto inizialmente intitolarsi il film – e dove viene ricreato il famoso “villaggio Brambi”, baraccopoli di fantasia, situata in via Valvassori Peroni. Attraverso i luoghi di MUM, il percorso intreccia il racconto della città con il paesaggio cinematografico e le letture delle attrici e degli attori dello spettacolo.

IN COLLABORAZIONE CON Municipio 3,

MUM – Museo Urbano diffuso Miracolo a Milano, Associazione CISTÀ,

Circolo Acli Lambrate, ViviLambrate, Biblioteca Lambrate

domenica 15 marzo, ore 11, Biblioteca Lambrate, via Valvassori Peroni, 56
con le attrici e gli attori della compagnia

 

| SGUARDI PARALLELI
Proiezione di Miracolo a Milano

La sala del Teatro Strehler si trasforma per una sera in cinema per celebrare il film di De Sica-Zavattini con una proiezione speciale del titolo nella versione restaurata da Mediaset Infinity. Un modo per rivedere – o scoprire per la prima volta – sul grande schermo le avventure di Totò e Lolotta, di Edvige, Brambi, Mobbi, con il loro improbabile corteggio di angeli e spiantati.  

IN COLLABORAZIONE CON Mediaset Infinity

lunedì 16 marzo, ore 20.30, Teatro Strehler

 

PAROLE IN PUBBLICO
L’aurora sulla città

All’alba, le terrazze del Duomo diventano una soglia: un luogo a parte, ma non distante, da cui osservare la città che si sveglia. Quest’anno, in occasione dell’allestimento teatrale del capolavoro di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini Miracolo a Milano, la tradizionale meditazione mattutina di Soul Festival – tenuta dall’arcivescovo mons. Mario Delpini – è dedicata ai miracoli del quotidiano: tra versi poetici, brani letterari e parole di fede, un invito a cogliere le scintille che brillano tra gli affanni di ogni giorno. Piccoli incanti, forse trascurabili, ma straordinari a saperli guardare.

IN COLLABORAZIONE CON Soul, Festival della spiritualità Milano

domenica 22 marzo, ore 6.30, terrazze del Duomo di Milano
meditazione Arcivescovo mons. Mario Delpini, letture Lino Guanciale,

musiche dal vivo Issei Watanabe

prenotazioni su soulfestival.it

 

| TEATRO IN PLATEA 
Un naso è un naso?

Un’epopea fantastica in odor di realismo magico, ma anche un’operetta didattica à la Brecht e un dramma popolare come El nost Milan, o forse un poema drammatico come il Peer Gynt di Ibsen? Le molte anime teatrali della rilettura che Claudio Longhi ha fuso nella sua versione scenica di Miracolo a Milano sono le basi per questo workshop, dove il pubblico è invitato a sperimentare piccoli esercizi guidato dal regista e dalle attrici e gli attori della compagnia.

domenica 29 marzo, ore 10, Teatro Strehler
con Claudio Longhi e le attrici e gli attori della compagnia

 

| SEGNALIBRO 
Una fiaba teatrale in 29 capitoli (e un prologo)

Firmata da Paolo Di Paolo e Lino Guanciale, la riscrittura per la scena dell’opera di Zavattini-De Sica diventa “una fiaba teatrale in 29 capitoli (e un prologo)” edita dal Saggiatore con il Piccolo Teatro. A raccontare questa nuova genesi, che parte dalla sceneggiatura del film ma anche da Totò il buono – romanzo breve di Zavattini – ed è attraversata da molti autori teatrali e non, sono proprio lo scrittore Paolo di Paolo e Lino Guanciale, anche protagonista dello spettacolo. In dialogo con loro, Claudio Longhi. 

mercoledì 1° aprile, ore 18, Chiostro Nina Vinchi
con Claudio Longhi, Paolo Di Paolo, Lino Guanciale

 

 

Nuovi pubblici

 

| STORMI

CITTÀ/CONFINE

La città è uno spazio di attraversamenti e di fratture, di convivenze possibili e linee di esclusione. Ogni confine – visibile o invisibile – disegna appartenenze, distribuisce diritti, separa chi può restare 

da chi deve spostarsi. Sullo sfondo di Milano, con le sue trasformazioni urbane e simboliche, l’incontro di presentazione del nuovo numero di STORMI, dedicato al binomio CITTÀ/CONFINE, interroga il rapporto tra immaginario e realtà, tra racconto artistico e costruzione dello spazio comune.

A partire da Miracolo a Milano, il regista Claudio Longhi, Lino Guanciale, protagonista dello spettacolo, e Gianni Biondillo – scrittore e architetto, che al film di Vittorio De Sica ha dedicato pagine fondamentali – dialogano sulle eredità cinematografiche, etiche e civili di quell’opera: la capacità di coniugare neorealismo e fiaba, di raccontare la marginalità senza rinunciare alla speranza, 

di trasformare la periferia in luogo di invenzione collettiva. Moderano Maddalena Giovannelli e Alessandro Iachino.

Stormi. Traiettorie sulla Stagione è il magazine mensile curato dalla redazione di Stratagemmi – Prospettive Teatrali, realizzato da un gruppo di studentesse e studenti dell’Università degli Studi di Milano e illustrato dalle allieve e dagli allievi della Scuola del Fumetto.

IN COLLABORAZIONE CON Università degli Studi di Milano

mercoledì 18 marzo, ore 18.00, Chiostro Nina Vinchi
con Gianni Biondillo, Claudio Longhi, Lino Guanciale

Moderano Maddalena Giovannelli e Alessandro Iachino

 

Gli appuntamenti intorno a Miracolo a Milano sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria supiccoloteatro.org, laddove non diversamente specificato.

 

 







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