La Maddalena di Piero di Cosimo a Palazzo Venezia a Roma

VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia apre la mostra “La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino”, a cura di Edith Gabrielli, con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini, a Palazzo Venezia, negli ambienti che un tempo ospitavano le cucine, restaurati e riaperti per l’occasione.

 

La mostra ruota intorno a una preziosa tavola di Piero di Cosimo (1462-1522), La Maddalena, custodita nella collezione delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini e concessa in prestito al VIVE nell’ambito di un accordo strategico tra le due istituzioni museali.

 

Quando realizza La Maddalena, alla fine del Quattrocento, Piero di Cosimo si sta affermando come uno dei più raffinati e insieme tra i più misteriosi artisti fiorentini della sua generazione. Formatosi nella bottega di Cosimo Rosselli, il pittore elabora un linguaggio molto personale, innestando sul solido impianto del maestro e di Domenico Ghirlandaio suggestioni originali, talora fantasiose, dalla pittura fiamminga e da Leonardo da Vinci.

 

Nella tavola Piero di Cosimo decide di rappresentare la Maddalena, tra le più fedeli seguaci di Gesù, come una giovane donna del proprio tempo, una fiorentina del Quattrocento, circondata da oggetti che appartengono alla sua vita quotidiana: le vesti, il filo di perle, il vaso degli unguenti, la lettera e il libro. È proprio in questi oggetti che l’opera si apre e rivela un mondo.

 

Da qui prende forma l’idea della mostra: utilizzare il dipinto come chiave per entrare nella vita delle donne nella Firenze del Rinascimento e nella realtà che le circonda. Un progetto interdisciplinare che coinvolge circa trenta studiosi di diversa formazione e provenienza, in un dialogo serrato tra storia dell’arte, storia e storia della cultura materiale.

 

Nelle sue undici sezioni il percorso segue tre linee concatenate e interdipendenti. La prima è dedicata alla stessa Maddalena di Piero di Cosimo: l’opera è indagata sotto il profilo iconografico e stilistico, inserita nel percorso dell’artista e letta nelle sue coordinate culturali.

 

La seconda linea segue passo dopo passo le donne fiorentine del tempo: dalla nascita e dall’educazione alla vita religiosa, dal matrimonio e dalla maternità alla gestione della casa, dalla devozione alle occupazioni fuori e dentro l’ambiente domestico fino alla cura del corpo.

 

La terza linea pone al centro la straordinaria qualità estetica e tecnica delle cosiddette arti decorative nell’Italia del Rinascimento, dove un tessuto, una brocca, un gioiello erano parte integrante dello stesso universo culturale e produttivo di un dipinto o di una scultura.

 

«Questa mostra parte da un dipinto per raccontare la vita delle donne a Firenze nel Rinascimento e gli oggetti della loro quotidianità, dai tessuti ai vetri, dalle ceramiche ai mobili. Un ruolo centrale è dunque affidato alla grande produzione artigiana, allora parte dello stesso universo di pittura e scultura. Il VIVE ne prosegue la valorizzazione, anticipando il percorso stabile di Palazzo Venezia dedicato al cosiddetto “Fatto in Italia”, dal Medioevo alle soglie del Made in Italy, e avviando un sistema di relazione con i musei specializzati, da Prato a Montelupo, da Gambassi a Vicenza», dichiara Edith Gabrielli, direttrice del VIVE e curatrice della mostra.

 

Il racconto è affidato ad oltre sessanta tra documenti e oggetti prodotti a Firenze oppure importati dai principali centri della penisola, presenti grazie all’accordo appena siglato con la Direzione generale Archivi e al contributo di alcuni tra i più prestigiosi musei, archivi e biblioteche italiani.

 

Lettere, poesie e libri di conti scritti da donne celebri come Lucrezia Tornabuoni, la madre di Lorenzo il Magnifico, o quasi sconosciute come suor Paraclita dialogano così con manoscritti miniati da Gherardo di Giovanni o Attavante degli Attavanti, tessuti preziosi, vasellame, bicchieri e calici, coltelli, anelli e cassoni nuziali, altari in terracotta, gioielli e cofanetti. Oggetti che non illustrano soltanto, ma restituiscono una vita.

 

Un ricco apparato didattico digitale accompagna il visitatore: ventidue video-installazioni create per l’occasione e una sala multimediale che fa toccare con mano in che modo venivano realizzati gli oggetti esposti, le ceramiche, i vetri, i tessuti, i gioielli e, ovviamente, le tavole dipinte, rendendo visibile il lavoro, la tecnica, il sapere.

 

Palazzo Venezia, che conserva una delle principali collezioni italiane di arti decorative, si rivela il luogo ideale per questa iniziativa. La mostra rappresenta una tappa di avvicinamento al nuovo percorso stabile del piano nobile, a cura di Edith Gabrielli e Michele De Lucchi, dedicato alla grande tradizione artistica e artigiana della penisola, dal Medioevo fino alle soglie del Made in Italy.

 

In un contesto più ampio, l’esposizione risponde a una strategia di valorizzazione delle arti decorative promossa dal VIVE attraverso la creazione di una rete che coinvolge il Museo del Tessuto di Prato, il Museo della Ceramica di Montelupo, la mostra permanente “La produzione vetraria a Gambassi (secoli XIII-XVI)” e il Museo del Gioiello di Vicenza.

 

Entrare in questa mostra significa avvicinarsi alla vita delle donne del Rinascimento e ai loro oggetti. Un’esperienza che restituisce concretezza a ciò che la storia ha reso distante, e che torna qui a farsi visibile.


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