Dialogo nel buio il format all’istituto dei ciechi di Milano incontra il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG

CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG, stimolare le sensazioni tattili e degustare al buio per fare luce sul legame tra suolo e calice

A Milano, presso “Dialogo nel Buio”, un’inedita degustazione sensoriale dimostra il legame indissolubile tra la natura del suolo delle Rive e l’identità del vino. Un percorso alla scoperta di come il suolo determini il carattere del Conegliano Valdobbiadene.

Solighetto, 30 giugno 2026 – Come fa la terra a parlare attraverso un calice di vino? Per rispondere a questa domanda, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG ha organizzato una degustazione completamente al buio presso la mostra “Dialogo nel Buio” all’Istituto dei ciechi di Milano.  Gli ospiti sono stati guidati in un percorso rivelatore: prima il contatto diretto con quattro diversi suoli delle Rive, poi l'assaggio dei vini che ne nascono. L’esperienza ha dimostrato in modo inequivocabile come la composizione del terreno arrivi a definire l’identità di un vino, svelando la vera anima del terroir.

Nel buio più assoluto, privi del supporto della vista, gli ospiti sono stati guidati in un percorso di approfondimento geo-pedologico e organolettico. Attraverso il contatto diretto con i diversi campioni di suolo e la successiva degustazione dei vini, i partecipanti hanno potuto decodificare l'impronta della terra nel calice. Un'esperienza scientifica e sensoriale che ha dimostrato come la composizione fisica del terreno arrivi a incidere in modo indelebile sulla definizione organolettica del vino, superando talvolta l'effetto del clima stesso.

La natura vince sull’uomo: la Glera e la scelta del suo habitat
L’esperienza mette in luce una filosofia che da sempre anima la viticoltura eroica di queste colline: l'idea che la Glera si sia letteralmente scelta il suo suolo ideale, anziché farselo imporre dall'uomo. Nata storicamente su suoli calcarei e secchi vicino a Trieste, la Glera si è poi spostata nei secoli, passando per i Colli Berici e poi Euganei, fino a trovare la sua dimora d'elezione sulle ripide colline di Conegliano Valdobbiadene.

Qui, su suoli poveri e calcarei di collina, la vite di Glera esprime la sua massima qualità. Se acqua, luce e temperatura rappresentano il carburante, la terra è il vero motore della pianta. Finalmente, la viticoltura moderna restituisce la giusta centralità al suolo come partner attivo del vigneto.

I quattro suoli e le quattro Rive in degustazione
Il percorso guidato da Diego Tomasi, il Direttore del Consorzio di Tutela, ha messo a confronto quattro diverse matrici pedologiche, ognuna abbinata a una specifica espressione di Rive prodotte da diverse cantine del territorio, servite in una degustazione rigorosamente al buio compresa la manipolazione tattile dei suoli: 

1. L’argilla rossa antica e il Rive di San Pietro di Feletto (delicatezza e pienezza)
Il suolo. Con i suoi 20 milioni di anni, è il terreno più antico della denominazione. L'argilla rappresenta la parte più fine della tessitura del suolo (rispetto alla sabbia, più grossolana, e al limo, di media finezza). Si presenta setosa e morbida al contatto fisico, mentre la sua tipica colorazione rossa ne svela la ricchezza di ferro ossidato. Trattenendo l’acqua, garantisce nutrimento costante alla pianta.

Il vino. Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut "San Feletto" 2024 – Rive di San Pietro di Feletto. Un vino pieno, rotondo e persistente, caratterizzato da ricchi profumi decisi, agrumati, floreali e di macchia mediterranea, ma anche da una spiccata armonia gustativa favorita da una equilibrata acidità data dalla riserva idrica del suolo.

2. La morena e il Rive di Carpesica (finezza e delicatezza)
Il tour oltreoceano ha preso il via il 2 giugno Houston, presso il rinomato ristorante The Marigold Club, con un’esclusiva masterclass dedicata a 30 operatori del settore e giornalisti. Guidato dall’Ambasciatore della Denominazione negli USA, Taylor Parsons, l'incontro ha offerto un focus approfondito sulle diverse zone della Denominazione e sulle differenti filosofie produttive che la caratterizzano.

Il suolo. Un terreno giovane, formatosi circa 10.000 anni fa alla fine dell’ultima glaciazione. È ricco di scheletro (sassi rotondi levigati dallo scioglimento dei ghiacciai) misto a sabbia fine. Trattandosi di un suolo povero e ciottoloso, non ricco d'acqua, contiene lo sviluppo della pianta e in certe annate induce una carenza idrica.

Il vino. Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut "Toni Doro" 2024 – Rive di Carpesica. La povertà del suolo si traduce in vini meno rotondi e corposi, ma di straordinaria finezza, caratterizzati da profumi di frutta fresca che vira al maturo, nocciola e un leggero speziato estremamente delicati e fini.

3. La marna e il Rive di Guia (pienezza ed eleganza aromatica)

Il suolo. La marna è un’argilla mista a limo ma, rispetto alle prime due tipologie, il contenuto in calcare è ancora più alto. Ha una consistenza al tatto più compatta: bagnata diventa quasi plastica, simile al pongo, mentre da asciutta si oppone al movimento delle radici. Tuttavia, la presenza di calcare attivo ha il grande pregio di stimolare fortemente la sintesi aromatica nelle uve.

Il vino. Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut "Bortolin Angelo" 2024 – Rive di Guia. Un calice di grande profondità, complessità ed equilibrio, in cui spiccano aromi intensi di frutta, e fiori bianchi profumati, in particolare il glicine; evidenti anche le note agrumate. Un vino pieno, persistente in bocca, sapido.

4. L’arenaria calcarea e il Rive di San Pietro di Barbozza (tensione e volume aromatico)

Il suolo. L’arenaria è una sabbia più o meno cementata che si sfalda a contatto con gli agenti atmosferici, consentendo alle radici di infilarsi nelle fessure rocciose per cercare umidità e lo strato fresco in profondità. Si presenta come una sabbia compatta, ma dai granuli spigolosi (diversi dai ciottoli arrotondati della morena).

Il vino. Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut "Rivaluce" 2024 – Rive di San Pietro di Barbozza. Nel calice si ritrova la straordinaria pienezza aromatica tipica dei suoli poveri di collina: un profilo teso, affilato e di estrema raffinatezza, dove la "fatica" della vite si trasforma in pura precisione aromatica che regala anche rare note esotiche.

La terra oltre il calice

L'evento ha offerto una chiave di lettura scientifica, ma al contempo profondamente emotiva, della viticoltura di Conegliano Valdobbiadene.

"La terra non è un supporto inerte, ma il vero motore biologico della vite”afferma Diego Tomasi, Direttore del Consorzio di Tutela. “Con questa esperienza al buio abbiamo voluto dimostrare in modo tangibile, quasi come in un esperimento: togliendo la vista, abbiamo lasciato che a parlare fosse solo il suolo attraverso il tatto, immaginando le radici che lo esplorano. Si è capito così che ogni suolo, con la sua tessitura e i suoi componenti, induce una risposta precisa nella pianta, che si traduce in un profilo unico nel calice. Non è una suggestione poetica, è la biologia di un suolo che la vite, saggiamente, si è scelta da sola".







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